PALERMO – Dopo la condanna in sede penale per Maurizio Messina arriva anche quella per il danno d’immagine provocato all’Ars.
L’autista di Gianfranco Miccichè, ex presidente e deputato dell’Assemblea regionale siciliana, deve pagare 25 mila euro. Lo ha stabilito una sentenza della Corte dei conti che ha accolto la ricostruzione della Procura contabile.
Il tribunale penale lo aveva già condannato con il rito abbreviato per truffa e sottrazione di somme sottoposte a sequestro. In concorso con Miccichè, questa era la contestazione, attestò falsamente di avere effettuato missioni da Palermo a Cefalù e viceversa per un totale di 10 mila euro. La sentenza penale è ormai definitiva. Miccichè, invece, che ha scelto il rito ordinario, è ancora sotto processo per peculato e falso.
Contestualmente alla notifica dell’ordinanza di custodia cautelare con la quale all’indagato era stato imposto l’obbligo di dimora, il Gip aveva disposto il sequestro di 16 mila euro nei confronti di Messina. L’autista fece un bonifico della somma, giustificandolo come regalo per il nipote, per azzerare la giacenza sul conto corrente.
Secondo la Procura di Palermo, Micciché (anche lui è stato citato in giudizio dalla Corte dei conti) avrebbe usato l’auto blu per fini non istituzionali, né di rappresentanza: dal trasporto di medicinali e piante ai passaggi dati a conoscenti e amici.
Sono 33 i viaggi contestati, molti dei quali per raggiungere la sua residenza a Sant’Ambrogio. Ma ci sono anche i passaggi al ristorante di Villa Zito, dove un tempo lavorava lo chef Mario Di Ferro, per ritirare dosi di cocaina.
In alcuni casi Miccichè avrebbe firmato i fogli di missione presentati dall’autista in modo che ottenesse rimborsi per trasferte mai fatte. L’ex deputato regionale di Forza Italia approdato al Gruppo Misto aveva spiegato di avere agito in buona fede. “Qualche forzatura, ma niente peculato”, disse.
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Messina ha provato a difendersi in sede contabile sottolineando in sostanza che a fare notizia era stato il ruolo di Miccichè non certo il suo. Ed ancora che rivestiva una posizione “meramente esecutiva priva di poteri decisionali o di rappresentanza esterna”. Ha aggiunto anche di avere restituito le somme.
Il collegio (Salvatore Chiazzese presidente, Salvatore Grasso relatore e Giuseppe Di Pietro) ricorda nella motivazione anche alcune intercettazioni dell’inchiesta penale. Messina “seppur abbia prefigurato l’eventualità di essere scoperto” e di ledere l’immagine dell’Ars ha comunque “accettato tale rischio integrando pienamente una condotta connotata da un dolo quanto meno eventuale”.




