Palermo mafia: il piano per il pizzo a Mondello con i kalashnikov

Mondello scampò alla campagna del pizzo con fuoco e kalashnikov

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L'inchiesta sul mandamento mafioso di San Lorenzo

PALERMO – Salvatore Verga ordinò: “Ora ci andiamo… ora si deve colpire”. Gli arresti hanno bloccato la campagna del pizzo a Mondello. A giudicare dalle intercettazioni agli atti dell’inchiesta della Procura di Palermo si è rischiato di assistere ad una nuova ondata di violenza con fuoco e colpi di kalashnikov.

Verga aveva rimpiazzato subito i due cellulari che gli erano stati sequestrati in carcere, a Trani. La linea era chiara: “Questi tutti a noi devono pagare”. Il primo a ricevere la visita fu il titolare di un lido, che ha denunciato, gli uomini del pizzo dopo avere pagato. Raccontò dell’arrivo di un giovane “palestrato, capelli rasati e un po’ di barba…”. Lo aveva visto poco prima “in compagnia di un bambino, credo il figlio, a bordo di un gommone nelle acque antistanti il golfo di Mondello”.

In programma c’erano le viste a “quello della frutta”, alle “pizzerie quelle che ci sono nel marciapiede quello del lungomare tipo… questo del bar Touring, questo del Mida… questi tutti devono pagare”.

Tutto fa pensare che si sarebbe ripetuto il modus operandi visto altrove. Fuoco e mitragliate sono un marchio di fabbrica. “Hai visto quello che sta succedendo a Sferracavallo? Chi c’è nel mezzo non vuole sapere niente, ormai dovete pagare tutti, questi non babbiano (ndr scherzano), vedi di dare quello che puoi perché devono campare le famiglie”, disse un picciotto del racket ad una delle nuove vittime.

L’8 giugno Verga scriveva a Rosario Piazza: “… stasera dobbiamo fare Mondello per favore tu te la devi sbrigare però dobbiamo dare fuocoooo pontile di gommoni se non si mette a posto tt le barche fuoco”.

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Organizzavano i raid del pizzo e intanto programmavano le vacanze

Via mare? Piazza fece una battuta, gli sarebbe servito un gommone. “Si ci deve andare via mare per bruciare non sto scherzando tt si deve bruciare”. “Ci sei… mi hai lasciato in 13”, scriveva Verga all’indomani. Qualcosa nell’organizzazione del raid era andato storto, avevano solo preso tempo oppure non era più necessario bruciare le barche?

Non sappiamo dove si è passati dalle parole ai fatti. In molti non hanno ricevuto la richiesta di messa a posto. C’è chi ha pagato, però. In pochi hanno denunciato. I picciotti del pizzo fanno paura. L’errore è credere che gli arresti li fermeranno per sempre. La storia insegna che, prima o poi, qualcuno si farà di nuovo avanti. L’unica strada è la denuncia.


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