PALERMO – Si sono presentati per richiedere soldi. Non solo bottigliette di benzina lasciate davanti alle attività commerciali – i casi sono molti di più di quelli denunciati o scoperti negli ultimi mesi a Palermo – ma anche visite in carne o ossa degli uomini del pizzo. Con la capacità di intimorire di sempre. È accaduto, ma regna il silenzio.
Gli arresti di giugno disposti dalla Procura di Palermo – primi tasselli di un quadro investigativo più ampio – hanno avuto l’effetto di fare credere a qualcuno che si possa prendere tempo prima di pagare. Non funziona così, la storia insegna che i picciotti del racket vanno da chi non è disponibile a collaborare con le forze di polizia. L’apertura li condanna alla vessazione.
“La liberazione dalle estorsioni non avviene soltanto con gli arresti se non ci sono anche le collaborazioni. Restiamo comunque fiduciosi”, dice Daniele Marannano, uno dei soci fondatori di Addiopizzo che ha avviato una campagna porta a porta contro il racket, dialogando con i commercianti di Tommaso Natale e San Lorenzo.
Cosa state cogliendo sul territorio parlando con le vittime e in generale con commercianti e imprenditori?
“In questo momento in alcune aree del mandamento mafioso di San Lorenzo tra alcuni commercianti e imprenditori sta serpeggiando una illusione destinata però a svanire. C’è infatti chi crede che possa ritrovarsi senza più gli estorsori alle porte confidando nell’arrivo degli arresti, senza nel frattempo però riferire alle autorità ciò che accade e respingendo in solitudine le richieste”.
Perché è un’illusione?
“Nel corso degli anni dalle dinamiche estorsive mafiose è emerso ricorrentemente che tra gli operatori economici dai quali gli estorsori ritornano puntualmente a richiedere il pizzo, dopo gli arresti di coloro che li hanno preceduti, c’è spesso proprio chi non ha collaborato. Ecco perché al di là degli sforzi e del lavoro incisivo di magistrati e forze dell’ordine, va chiarito che ci si libera dal giogo estorsivo se commercianti e imprenditori che hanno ricevuto richieste decidono di collaborare. Diversamente il fenomeno estorsivo è destinato a rigenerarsi e a perpetuarsi a partire proprio da chi rimane acquiescente”.
Qual è oggi la vostra attività sul territorio
“Stiamo operando, come del resto facciamo in questi casi, riservatamente, e come stanno facendo altre realtà antiracket, incontrando commercianti e imprenditori, per costruire insieme, percorsi che portino gli interessati alla collaborazione con inquirenti e investigatori. Non è semplice ma ciò che ci arriva da alcuni commercianti, per la verità ancora pochi, ci lascia in parte fiduciosi. Del resto in questa città negli ultimi venti anni sono maturate, anche se con enorme fatica, centinaia di collaborazioni di commercianti e imprenditori che hanno trovato la forza e il coraggio di opporsi al racket delle estorsioni”.
Leggi anche
Ventidue anni fa nasceva Addiopizzo, cosa è cambiato e cosa è rimasto immutato?
“Crediamo che si siano raggiunti dei punti di non ritorno, grazie in primo luogo al lavoro di magistrati e forze dell’ordine e poi all’esistenza di reti di protezione sociali e normative, per cui possiamo affermare che si sono create le condizioni per opporsi e affrancarsi dai condizionamenti mafiosi. Dobbiamo però riconoscere che la resistenza al racket delle estorsioni è maturata nel tempo soprattutto su alcune aree del centro di Palermo e molto meno ad esempio in zone di periferia dove si fatica molto e non solo su questo fronte. La questione va evidentemente oltre e non si esaurisce attorno al contrasto al racket delle estorsioni”.
Serve molto di più della repressione, occorre un impegno nelle periferie nel medio e lungo periodo
“Se pezzi di territorio liberati dal lavoro di magistrati e forze dell’ordine restano investiti da sacche diffuse di povertà economiche ed educative, anzi si trasformano in spazi vuoti e voragini dove fenomeni di illegalità diffusa e di criminalità organizzata costituiscono i principali ammortizzatori sociali, nel tempo non basteranno nemmeno le agognate denunce contro il racket delle estorsioni ad arginare questo stesso fenomeno”.




