Musumeci: "Non possiamo escludere nuove misure restrittive"

Musumeci: “Non possiamo escludere nuove misure restrittive”

Musumeci: “Non possiamo escludere nuove misure restrittive”
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite
:
quando cercherai
una notizia, ci troverai.
AGGIUNGI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti

    I siciliani? Sì tratta di un focolaio del catanese

    Non escludere nulla è giusto!!!
    Ma non escluda di far controllare gli sbarchi
    Noi facciamo di tutto (o quasi) per evitare i contagi….
    Ma poi arrivano i barconi con un carico di covid pronto per infettare tutto e tutti

    Forse non è chiaro,se non chiudete i porti e non fate arrivare più nessuno,non ci chiedete nulla perchè adesso non rispetteremo nessuna restrizione!!!!!!!!!!!

    Hai ragione , il virus arriva da fuori , non possiamo essere puniti di nuovo noi , che si bloccasse la gente da fuori

    Vorrei ricordare al Presidente Musumeci ed alla sua giunta, ed all’ARS, che i siciliani hanno ubbidito e sono stati rispettosi delle limitazioni delle libertà individuali e del notevole danno economico familiare e di impresa.
    Credo che adesso il propagarsi del virus sia di “importazione”, da persone che arrivano da fuori Sicilia e no rispettano le regole siciliane e italiane.
    Non voglio essere razzista, me ne guarderei bene, perché accolgo persone di colore nella mia impresa, ma un minimo di controllo, verifica sulle persone che arrivano senza sosta dall’Africa, e che non rispettano le regole che noi siciliani abbiamo rispettato, penso che ci vorrebbe.
    Per entrare in altre nazioni si fanno salti mortali e c’è una certa severità per le persone in entrata, qui in Sicilia invece è un “colabrodo” entra chiunque.
    Non ci si può lamentare se porti ed aeroporti sono aperti a tutto il mondo, senza controlli.

    Sarebbe il caso di dichiarare Catania zona rossa e isolarla.

    Caro presidente lei non deve escludere nullaaa…

    Ma mi sa che si sta dimenticando di escludere il controllo degli sbarchi

    E’ verissimo che diversi casi sono di importazione, e che ci potrebbe essere un nesso anche con i clandestini fuggiti dagli hotspot, visto che gli sbarchi non vengono bloccati in alcun modo, ma devo obiettivamente constatare che parecchi tra i miei concittadini catanesi si comportano come se il virus non fosse più in circolazione. Fossi in Musumeci farei aumentare i controlli su pub, ristoranti e discoteche di Catania e provincia: qualora, nonostante controlli e multe, la situazione non cambi, il governatore non esiti a far chiudere tutte queste attività: la salute viene prima di tutto. E sono anche d’accordo sull’eventuale adozione della misura più estrema: l’istituzione di zone rosse laddove vi sia una maggiore concentrazione di casi.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI