Nadia, Daria, il cancro | Le strade della speranza - Live Sicilia

Nadia, Daria, il cancro | Le strade della speranza

Ma nessuno può mettere in discussione il primato della scienza ufficiale.

“Se lo porti a casa”. Così mi dissero i medici dell’ospedale dopo avermi premesso che la Tac aveva evidenziato in mio padre un tumore devastante che si era aperto numerosi varchi, interessando vari organi. Mi specificarono pure che non era neppure il caso di tentare possibili interventi. Fu così che mi ricordai di ciò che mi aveva raccontato, qualche tempo prima, un collega. Una sua parente, data per spacciata, si era rivolta ad un medico che interveniva in modo “alternativo” rispetto alla scienza ufficiale. Adesso era viva e vegeta, e del tumore nessuna traccia.

Non ci pensai due volte. Riuscii a contattare questo medico (non ricordo più neppure come si chiama) e presi il primo volo per Milano. Quando lui esaminò la documentazione medica mi disse che non era il caso di farsi soverchie illusioni, ma che però un tentativo andava pur fatto. Prescrisse alcuni farmaci avvertendomi subito che non era facile trovarli in commercio. Forse solo la farmacia di Città del Vaticano. Mi suggerì però una società che li commerciava, assicurandomi che si trattava di una società seria. Se non ci fosse stato il tempo di utilizzare i farmaci, avrebbero provveduto al rimborso, trattenendo solo il costo di quelli utilizzati. Cosa, devo dire, puntualmente avvenuta. Ebbi solo il tempo di praticare a mio padre una sola fiala. “Papà” gli dicevo, “tanto, persi per persi”…. E lui annuiva e sorrideva.

Se ne andò la stessa sera.

Ecco, la mia cronaca fedele vi consegna una precisa tipologia di pazienti-che si sono rivolti alla medicina alternativa, all’insegna della filosofia del “perso per perso”. Eppure posso assicurarvi che esistono pazienti che scelgono questa via in prima battuta, come opzione principale, ed in base a scelte ragionate.

Lo dico perché ho letto le bellissime storie di Nadia Toffa e di Daria Bignardi che sono uscite orgogliosamente allo scoperto, spazzando via quell’alone di ritrosia, pudore, vergogna, omertà che contamina il cancro e tutti coloro che lo combattono sulla propria pelle. Storie che hanno dimostrato che sì, questa guerra si può combattere e vincere.

Il punto è che ho avuto l’impressione (magari mi sbaglio) che questo bellissimo inno alla vita fosse intimamente legato alla scelta (rivelatasi vincente) di essersi affidate ai tradizionali protocolli e che questi, e solo questi, rappresentino la via da seguire. “Le uniche cure contro il cancro sono la chemio e la radio” (Nadia Toffa) “La chemio fa schifo, ma serve”. (Daria Bignardi)

Ecco, mi sono messo nei panni di chi invece ha scelto consapevolmente di percorrere altre strade.. Di chi questa guerra la combatte con altre armi, e che non necessariamente appartiene al pianeta dei creduloni nelle mani di lestofanti che vendono illusioni a tanto al chilo.

Intendiamoci, e sul punto voglio essere chiaro a scanso di ogni possibile equivoco: non è il primato della scienza ufficiale che intendo mettere in discussione. Non ne ho gli strumenti. E fanno bene, benissimo, i media che mettono in guardia dai manipolatori. Il fatto è che chi si trova ad affrontare questo tipo di situazioni ha già i suoi bravi “cazzi”. E se oltre a questi, deve pure avere la sgradevole sensazione di essere un fesso o di giocare una partita persa in partenza, beh, mi viene il dubbio (sottolineo, il dubbio) che forse non è stato un bel messaggio di speranza che ha ricevuto.

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