Napoli, la Cassandra del Pd | "Il congresso non andava fatto" - Live Sicilia

Napoli, la Cassandra del Pd | “Il congresso non andava fatto”

Il dem aveva messo tutti in guardia. E' finita come aveva previsto. "Dirigenti non all'altezza".

L'intervista
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PALERMO – La Cassandra aveva parlato. All’Hotel delle Palme, quando la direzione del Pd si riunì per avviare il congresso, Enzo Napoli già in mattinata aveva messo tutti in guardia: questo congresso non s’ha da fare. Il dem catanese, segretario provinciale etneo e per tanti anni segretario organizzativo regionale, insomma, lo storico uomo-macchina del partito siciliano, prese subito la parola in quella assise. Spiegando, inascoltato, che il congresso, date le circostanze, poteva solo finire male. Anzi, se si permette al cronista di attingere al repertorio dell’indimenticato Franco Franchi, poteva solo finire a schifiu. Solo Antonello Cracolici gli diede ragione quel giorno. Gli altri votarono diversamente. Ma il patatrac che ha mandato in pezzi il partito siciliano nell’ultimo mese ha dimostrato che Napoli con la sua richiesta di rinviare il congresso aveva tante ragioni.

Perché propose di rinviare il congresso?

“Quando sono intervenuto in direzione ho detto che un po’ d’esperienza l’avevo, ne avevo organizzati tre congressi del Pd. E so di cosa un congresso ha bisogno. Una macchina organizzativa funzionante e tempi adeguati. Noi avevamo tempi stretti, non abbiamo un’organizzazione, neanche possiamo mandare una mail. E poi soprattutto il clima politico. Veniamo da una serie di sconfitte, il clima nei comuni è quello che è. Un congresso si fa quando è utile non quando fa solo danno, come ampiamente è avvenuto. È come se dopo un terremoto, aggiungi uno tsunami. O come se vuoi far fare la mezza maratona ai degenti di un reparto di traumatologia”.

Non la ascoltarono.

“Se uno ha un minimo a cuore il Pd il problema se lo doveva porre. Ma le logiche sono altre, prevale l’odio, il rancore, la frustrazione di chi non è stato eletto. Nei comuni ci si divide perché un pezzo di partito è opposizione e uno è maggioranza”.

Successivamente, però, a Catania i congressi locali e provinciali li stavate celebrando.

“Noi a Catania in origine volevamo rinviare il congresso. Poi si è deciso di farlo, in direzione regionale. Abbiamo trovato l’intesa sulla candidatura unitaria di Pippo Glorioso. Poi hanno rinviato i congressi dei circoli alle vacanze di Natale. Un bel calcio nel sedere agli iscritti, chiamati a votare dopo le primarie, alle quali non si sa chi va a votare. La commissione regionale di garanzia ci ha detto che non si potevano stravolgere le date e noi ci siamo attivati, con un pezzo di partito che si è tirato fuori. Poi è intervenuta la commissione nazionale di garanzia che ci ha detto di bloccare tutto. Ora è chiaro che non c’è la volontà di costruire un partito ma di usare i numeri che si hanno negli organismi per dare colpi di clava”,

Ma i regolamenti non servono proprio a questo? Cioè, a evitare questo?

“Chi ha scritto il regolamento lo avrà scritto di notte e dopo aver bevuto. In violazione dello statuto hanno stabilito che i componenti dell’assemblea fossero eletti dalle liste delle primarie. Poi il regolamento dice che in caso di un solo candidato non si fanno le primarie. E aggiunge: il regolamento regionale stabilisca cosa fare in questo caso. Ma il regolamento non prevede nulla in questo caso. Dice solo che se c’è un solo candidato non si fanno le primarie”.

Ecco, e adesso che si fa?

“L’unica cosa possibile è riconvocare la direzione regionale e affrontare il problema di come eleggiamo gli organismi”,

L’unica cosa certa è che il segretario è ormai Davide Faraone. O no?

“È chiaro che se non si presenta l’altra squadra in campo vinci a tavolino. Ma non c’è l’assemblea regionale. Chi la elegge, i gazebo? Con quali norme? Con quali garanzie? Con qual autorizzazioni?”. (Oggi pomeriggio la commissione regionale per il congresso si riunirà per capire il da farsi, ndr)

Lei è un dirigente di partito con una lunga esperienza. Le chiedo: ma secondo lei è pensabile che dopo tutto quello che è successo nel Pd siciliano continuerete tutti a stare nella stessa casa?

“Io temo che la frattura si sia portata a un punto difficilmente sanabile. Quando si ha la sensazione che il tuo avversario interno è ormai il nemico, che se se ne va è meglio, quando si è rotta la logica di comunità, rimettere i cocci insieme non è facile per nessuno. Un rinsavimento? Dubito che ci possa essere questa volontà. Mi piange il cuore. Io ero tra i tredici saggi che hanno costruito tutto, c’era anche Mattarella. Vedere questo lavoro, i sacrifici dei volontari dei sindaci, andare in fumo per misere vicende personali e brame di potere, è tristissimo. Evidentemente il gruppo dirigente che abbiamo avuto a livello regionale non è stato all’altezza. Come non lo era stato alle Politiche. La politica non si fa con i muscoli ma col dialogo e il rispetto”.

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