Neurocovid, cos'è e sintomi. Gli esperti: "Fate controlli neurologici"

Neurocovid, cos’è e sintomi. Gli esperti: “Fate controlli neurologici”

Chi sono i soggetti che devono prestare maggiore attenzione

La sindrome post-Covid con interessamento neurologico continua a colpire milioni di persone in tutto il mondo, anche a distanza di mesi dalla fase acuta dell’infezione.

In molti pazienti guariti dal virus permangono disturbi come stanchezza cronica, difficoltà cognitive, alterazioni dell’umore e problemi neurologici periferici. Un insieme di manifestazioni cliniche oggi ricondotte al cosiddetto Neurocovid.

Neurocovid, milioni di pazienti con sintomi dopo infezione

Le valutazioni epidemiologiche più aggiornate stimano tra gli 80 e i 400 milioni di casi a livello globale. L’incidenza varia dal 5 al 20% nella popolazione generale e può raggiungere il 50% tra i soggetti che hanno richiesto il ricovero ospedaliero.

Dati che collocano il Long Covid non solo come questione sanitaria, ma come fattore con ricadute economiche e sociali significative, incidendo sulla produttività lavorativa e sull’autonomia quotidiana, soprattutto tra donne, lavoratori esposti al pubblico e persone fragili.

Lo studio pubblicato su “Nature Reviews”

Un contributo rilevante alla comprensione del fenomeno arriva dalla collaborazione tra il Centro di ricerca coordinata Aldo Ravelli dell’Università Statale di Milano e diversi atenei internazionali, tra cui Yale, University of California e University of London.

Il lavoro congiunto ha consentito di ricostruire i principali meccanismi patobiologici responsabili delle complicanze neurologiche e psichiche associate al Covid-19. Lo studio è stato pubblicato su “Nature Reviews Disease Primers”.

I ricercatori milanesi sono stati tra i primi a dimostrare la presenza del virus nel sistema nervoso centrale e a descriverne il passaggio attraverso il nervo vago, collegamento diretto tra polmoni e cervello, offrendo una spiegazione biologica all’origine di disturbi cognitivi, alterazioni dell’umore e danni neurologici.

Neurocovid, sintomi e impatto sociale

Il Neurocovid si presenta come una condizione eterogenea, caratterizzata da nebbia mentale, deficit di memoria, cefalea persistente, disturbi del sonno, ansia, depressione e neuropatie. In molti casi, le conseguenze sono tali da limitare in modo significativo l’attività lavorativa e la vita sociale, con un impatto più marcato nei contesti socioeconomici svantaggiati.

Diagnosi e necessità di un approccio multidisciplinare

Attualmente la diagnosi di Neurocovid si basa esclusivamente sulla valutazione clinica, in assenza di biomarcatori specifici. La gestione richiede il coordinamento tra diverse figure specialistiche (neurologi, psicologi, pneumologi e riabilitatori) con interventi mirati ai singoli sintomi.

Centrale anche il rafforzamento delle strategie di prevenzione e accesso alle cure, per ridurre le disuguaglianze e riconoscere il Neurocovid come una condizione cronica. Sebbene negli ultimi due anni si sia ridotto il numero di casi con complicanze neurologiche acute gravi, restano ancora poco chiari gli effetti a distanza della prima fase pandemica.

I possibili effetti neurodegenerativi

Diverse evidenze suggeriscono che il Covid-19 possa agire come una “tempesta perfetta”, innescando processi che favoriscono la neurodegenerazione e aumentando il rischio di patologie come Parkinson e Alzheimer.

Per questo, il gruppo di lavoro raccomanda controlli neurologici periodici nei pazienti che hanno avuto forme severe o ricoveri, con particolare attenzione a segnali quali rallentamento cognitivo, tremori e disturbi della memoria.
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