L’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, ha dedicato un passaggio della sua omelia per la “solennità di Santa Rosalia” ai lavoratori ex Almaviva, agli anziani, ai malati e alle persone più fragili, richiamando l’attenzione sulle difficoltà sociali che interessano la città. Nel suo intervento in Cattedrale ha parlato anche della crisi del sistema sanitario e della condizione dei giovani senza prospettive.
Il pensiero ai ragazzi senza futuro
“Intercedere, far proprio il grido di chi nella sofferenza prega o impreca perché chiede liberazione giustizia e vita. Amare e servire Dio significa amare e prendersi cura di chi soffre, di chi è vittima di altri uomini rapaci”, ha detto Lorefice nel corso dell’omelia.
“Di questo si tratta – ha sottolineato – non di ‘buonismo’, ma di fede, di amore a Cristo molto concretamente riconosciuto e incontrato negli umiliati ed emarginati della nostra città, nei disoccupati – come non pensare in questo Festino alla vertenza dei lavoratori ex Almaviva – e nei giovani senza speranza di futuro, raggirati da lucratori venditori di dipendenze e di morte”.
Ed ancora “negli ammalati e negli anziani vittime di un sistema sanitario inefficiente e travolto da scandali; in ogni uomo e in ogni donna, bambini e anziani, che approdano nelle nostre isole con un pesante bagaglio di traumi dovuti alle guerre e alle nuove e vecchie povertà“.
Lorefice, l’omelia di Santa Rosalia
L’arcivescovo ha concluso il suo intervento richiamando il significato della festa di Santa Rosalia e l’importanza di tradurre la fede in gesti concreti di solidarietà e attenzione verso il prossimo. “La solennità della vergine eremita Rosalia – ha auspicato – ravvivi in noi e nelle nostre comunità l’attesa del Signore perché lo possiamo servire e onorare nell’oggi delle sue venute, nella Chiesa e nel mondo, così da saperlo riconoscere nel giorno della parusia. Quando verrà a giudicarci sulla carità, sull’amore”.
IL RACCONTO DEL 402° FESTINO DI SANTA ROSALIA – FOTO/VIDEO

