PALERMO – Un confronto tra sindaci: da Palermo a Messina, Leoluca Orlando e Renato Accorinti. Si è concluso così il Festival della politica a Villa Filippina, a Palermo. I due sindaci, intervistati da Claudio Reale, hanno parlato della loro idea di amministrazione, della loro idea di fare politica. Due personalità atipiche, il primo cittadino messinese sicuramente più ‘originale’ di Orlando: entrambi legati da tante idee, ma molto diversi sotto altri aspetti.
Accorinti, eletto primo cittadino da circa quattro mesi dopo aver sbaragliato a sorpresa la concorrenza del Partito democratico di Francantonio Genovese, è stato un fiume in piena: con addosso una maglietta che riportava la frase ‘Free Tibet’ e un paio di jeans ha parlato con la sua ormai nota ‘lucida follia’ di cosa significa, per lui, fare il sindaco della città che ama, Messina. Una città che non sta bene, e che ha rischiato seriamente il default. “E’ difficile – ha detto Accorinti – ma nonostante tutti i problemi che ci sono, venite a vedere che bella aria che si respira”. Un sindaco eletto senza partiti e un altro che a quei partiti ha detto no più di recente, adesso Orlando e Accorinti sono dalla stessa parte: “Il nostro partito è lo stesso – ha detto Orlando – e porta il nome delle città che amministriamo”.
Ma in realtà l’unico che rimane realmente distaccato da quella realtà è proprio il leader del movimento ‘No ponte’, fatta esclusione per un accennato endorsement all’azione di governo di Rosario Crocetta. “Che ha tanti lati positivi – ha detto Accorinti – ma deve stare attento a quelli di cui si circonda. Noi, come sindaci di due grandi città in difficoltà economica, lo aiuteremo: lavoriamo insieme”. Orlando, invece, ha un ‘disegno’ che va anche al di là di quello che lo vede alla guida della città capoluogo dell’Isola, e questo suo nuovo progetto di chiama Matteo Renzi. “Il mio sogno – ha detto, confermando un po’ le sue dichiarazioni degli ultimi tempi – è costruire un Partito democratico che sia contro le caste e vicino alla gente. E il sindaco di Firenze ha assunto questa posizione. Oggi – ha continuato – è finito il tempo delle tessere, e anche quello delle primarie, sono finiti i partiti, ma non tutti sembrano averlo compreso”.
Renato Accorinti, accanto a lui, annuiva. Per lui, però, è soltanto una deriva, quella che i partiti hanno preso, “ma meno male che esistono”, ha aggiunto. E nella giornata di lutto nazionale dopo i tragici fatti di Lampedusa, nella politica che i due sindaci immaginano c’è anche la lotta all’intolleranza. “Una parola – ha detto il sindaco di Palermo – che i siciliani non conoscono, ma non posso dire lo stesso per il resto dell’Italia, o di un’Europa che è egoista, e che forse non ci merita. Oggi questa città – ha continuato Orlando, rispondendo anche alle critiche piovute dopo la notizia che a Palermo il lutto si sarebbe posticipato a domani – è in lutto. Ma le parole non bastano, bisogna abolire il permesso di soggiorno, il vero assassino di quelle persone, una moderna pena di morte”.
I sindaci si organizzano per lavorare insieme, parlano, si abbracciano all’inizio e alla fine della manifestazione. Adesso un nuovo disegno di legge, quello sulle Città metropolitane, li avvicinerà ancora, perché Palermo e Messina potrebbero non essere più dei semplici Comuni. E allargare i propri confini “è quello che ci vuole”. “Le città metropolitane – ha spiegato Orlando – stanno nascendo in tutta Italia, e noi non dobbiamo isolarci, perché significherebbe restare fuori da questo binario di nuove opportunità che ci aprirà le porte anche a nuovi finanziamenti nazionali ed europei”. Orlando e Accorinti vogliono davvero collaborare, prendere entrambi quello che l’altro può insegnargli. E infatti, parlando tra loro, già sono d’accordo: nelle prossime settimane le due giunte cittadine si riuniranno insieme, a Palermo o a Messina, e inizieranno un percorso che avvicinerà le due città di qualche chilometro.

