Palermo, aumento dell’Irpef in vista ma è scontro al Comune

Palermo, aumento dell’Irpef in vista ma è scontro al Comune

Palazzo delle Aquile spera in Roma

PALERMO – Un rincaro sulla carta “lieve”, di appena lo 0,374%, che però potrebbe valere diversi milioni di euro. Il 2026 rischia di iniziare in salita per i palermitani, visto che il consiglio comunale sarà chiamato a discutere la delibera che adegua l’aliquota dell’addizionale fino all’1,404%.

Un aumento in realtà ampiamente previsto: il ministero dell’Interno, nel controllo sull’attuazione del piano di riequilibrio del Comune, aveva già segnalato da tempo che c’era una discrepanza tra quanto previsto dall’accordo con lo Stato e quanto approvato dalla quinta città d’Italia. Cosa che riguarda anche l’addizionale sui diritti di imbarco.

Ma dal momento che la richiesta di Palazzo delle Aquile di modificare l’accordo è rimasta senza risposta, adesso bisogna correggere le aliquote. Un obbligo che la Ragioneria generale, con più note, aveva ricordato, scrivendo a mezzo Comune per chiedere di fare tutto entro il 31 dicembre, ossia il termine previsto dal piano, sebbene quello per il bilancio (di cui le aliquote sono propedeutiche) sia slittato a febbraio.

L’approvazione però arriverà in tempo visto che, come ha constatato il presidente di Sala Martorana, Giulio Tantillo, la delibera non è mai stata presentata.

Le note della Ragioneria

Gli uffici di via Roma avevano però avvisato per tempo della scadenza. Il 18 dicembre avevano scritto chiedendo di approvare le modifiche “senza ulteriore indugio” entro l’ultimo giorno dell’anno. E avevano aggiunto che “il Capo Area delle Entrate, come risulta da comunicazioni formali trasmesse, resta in attesa di una direttiva ai fini della predisposizione della proposta”.

Direttiva che Lagalla ha firmato solo stamattina; la delibera è stata così predisposta e a gennaio inizierà l’iter in consiglio comunale.

I numeri

Al momento non ci sono stime ufficiali, ma le proiezioni parlano di un rincaro che andrà dalle poche decine di euro per i redditi più bassi fino a 200 circa, man mano che aumentano le entrate annuali.

Di Gangi: “Sciatteria”

Il caso è scoppiato ieri a Palazzo Comitini, con le opposizioni che hanno puntato il dito contro il sindaco Roberto Lagalla e l’assessore al Bilancio Brigida Alaimo.

“Il Comune non ha rispettato l’obbligo previsto dall’accordo con lo Stato – dice Mariangela Di Gangi del Pd – e la colpa non è certo del consiglio comunale. La toppa messa dal sindaco è perfino peggiore del buco: la direttiva è arrivata tardi e il termine del 28 febbraio 2026 non vale per noi, perché superato dall’accordo con lo Stato che prevede invece quello del 31 dicembre 2025. Una sciatteria amministrativa di cui pagheranno il prezzo, ancora una volta, i palermitani e le palermitane”.

“L’aumento era stato sterilizzato da un contributo dello Stato – aggiunge la dem – con 40 milioni di euro per il 2026 utili a evitare l’aumento dell’addizionale. Ma siccome non sono stati in grado di procedere per tempo alla revisione dell’accordo, oggi intanto pensano di chiedere i soldi ai cittadini, con buona pace di chi si vantava dell’importanza di aver chiuso un accordo che poteva essere modificato ogni anno”.

“Un incremento che si aggiunge ai rincari già subiti nel 2025 su Tari e bollette dell’acqua, senza alcun segnale chiaro di miglioramento dei servizi per i cittadini”, attacca Antonino Randazzo del M5s.

La commissione Bilancio

Un tema al centro della seduta di questa mattina della commissione Bilancio. “Un fallimento politico del trio Lagalla-Alaimo-Varchi – lo definisce Carmelo Miceli di Progetto civico Italia –. L’amministrazione di centrodestra non ha saputo far valere il suo peso specifico con il governo nazionale e non ha portato per tempo la delibera in Aula, agendo con superficialità. Se c’è un augurio che sento di fare ai palermitani é che il 2026 sia l’anno buono per mettere fine ad una amministrazione incapace, la peggiore che Palermo abbia mai avuto”.

“L’adeguamento non è all’ordine del giorno – ribatte il presidente della commissione Giuseppe Milazzo di Fdi – ma ricordo che i palermitani pagano meno tasse proprio grazie alla rimodulazione del piano di riequilibrio voluta da questa amministrazione e che entro cinque anni la città non avrà più i debiti ereditati dal centrosinistra. Per non parlare del fatto che il comune di Palermo è tra i migliori pagatori d’Italia”.

Alaimo: “Approveremo l’atto”

“Su proposta dell’amministrazione attiva, il consiglio comunale ha approvato nel 2025 una specifica deliberazione che definisce le modifiche da apportare all’Accordo stipulato con lo Stato – spiega l’assessore Alaimo -. Si tratta, in particolare, dell’allineamento dell’aliquota Irpef per il 2026 al Piano di Riequilibrio, nell’ambito del quale la detta aliquota è più bassa”.

“Alla data odierna, però, il pur avviato rapporto con i ministeri dell’Economia e dell’Interno per il riallineamento dell’addizionale Irpef e relativo iter istruttorio non si è ancora concluso e certamente non lo sarà entro la fine del 2025. L’Amministrazione comunale, pertanto, dovrà approvare il provvedimento relativo all’Irpef 2026 negli attuali termini previsti nell’accordo con lo Stato, ma con riserva di modificarlo entro il 28 febbraio quando interverrà finalmente l’assenso del ministero dell’Economia”.


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