PALERMO – Non c’è mandamento mafioso che nel 2025 non sia stato colpito da un blitz. Cosa Nostra prende batoste, ma si rialza. Molto meno forte del passato, ma con la prospettiva, che va stoppata con tutte le energie necessarie, di ricreare un esercito grazie ai soldi della droga.
Palermo è una città dove i consumi di stupefacenti sono schizzati. La gente fa la fila dai pusher. I clienti della facoltosa borghesia hanno bisogno di una spinta.
E poi c’è la sanità, dove, secondo le inchieste, c’è chi lucra sulla pelle dei malati, alle spalle di medici e infermieri che si fanno in quattro per curare la gente. Nelle corsie degli ospedali si intrecciano il dolore dei pazienti e gli interessi illeciti di politici e lobbisti che sfociano nel patto corruttivo.
Il 2025 si è chiuso con l’inchiesta della Procura di Palermo che ha portato agli arresti domiciliari Totò Cuffaro. Un déjà vu che ha riportato le lancette indietro nel tempo. Era iniziato con il blitz dei 181. I carabinieri hanno azzerato i mandamenti di San Lorenzo, Santa Maria di Gesù, Porta Nuova, Pagliarelli e Noce.
I cognomi dei boss sono sempre gli stessi. Escono dal carcere e riprendono in mano il potere. I fratelli Domenico e Nunzio Serio a San Lorenzo, i due cugini e omonimi Tommaso Lo Presti di Porta Nuova, la cui distinzione è affidata ai soprannomi, il lungo e il pacchione: tutta gente nota alla cronaca giudiziaria.
Come lo sono Francesco Bonura, Agostino Sansone e Girolamo Buscemi arrestati dalla squadra mobile all’Uditore. Ed ancora Fausto Seidita e Vincenzo Tumminia che dai fratelli arrestati hanno ricevuto il bastone del comando alla Noce.
Ci sono però anche degli insospettabili come Giuseppe Romagnolo, commerciante di scarpe divenuto capomafia, e i costruttori Avellino, considerati il braccio economico dei boss dell’Uditore.
Insospettabile era Antonio Maria Sciacchitano. Super esperto di conti pubblici, l’uomo che valutava le performance della Regione siciliana, recordman di incarichi soprattutto negli ospedali. Avrebbe fatto del suo potere uno strumento per incassare tangenti. Così hanno ricostruito i finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria. Appalti milionari “pilotati” per favorire gli imprenditori disposti a pagare.
Nel 2025 sono stati arrestati anche il funzionario della Sovrintendenza del mare Antonio Librizzi, sorpreso a ricevere soldi nascosti dentro un’agenda da un imprenditore. Si erano dati appuntamento in un bar in piazza Marina a pochi passi dall’ufficio di via Lungarini, nel cuore della città vecchia.
Clamore e amarezza ha suscitato il blitz che ha coinvolto il ragioniere commercialista Mario Lupo, ex presidente della Samot e della Adi palermitana 24 scarl, che si occupano di cure palliative per i malati oncologici terminali. Lo hanno sorpreso mentre il dirigente dell’Asp Francesco Cerrito gli consegnava duemila euro in contanti dentro la scatola di una bomboniera nel parcheggio dell’Asp in via Pindemonte.
Storie di corruzione, spie di un fenomeno dilagante. A Palermo si paga per tutto, persino per anticipare i tempi della riconsegna di una salma dalla camera mortuaria del Policlinico. Si paga e si spara. Impossibile sperare lo sgomento per la tragica morte di quattro ragazzi: Massimo Pirozzo, Salvo Turdo, Andrea Miceli e Paolo Taormina, ammazzati da altrettanti coetanei. Giovani dello Zen, rabbiosi e armati, figli di una città con delle sacche maleodoranti.

