Bimba in affido a Palermo: separata dalla famiglia con cui vive

Bimba di 2 anni in affido, “ma ora vogliono separarci, non è giustizia”

Un decreto impone che la piccola lasci la famiglia con cui vive a Palermo

PALERMO – “Oggi (ieri, ndr) siamo andati a salutare i compagni di scuola, è stato l’ultimo giorno. Abbiamo il cuore a pezzi, perché lei è felice e lo siamo noi, ma adesso vogliono separarci”. E’ un periodo di grande sofferenza per una coppia palermitana che ha in affido una bambina di due anni e mezzo: i giudici hanno deciso che la piccola andrà a un’altra famiglia.

Il decreto

Alessandra Teresi, medico rianimatore e Liborio Di Vincenzo, neuropsicomotricista dell’età evolutiva, si sono battuti fino all’ultimo per l’adozione, ma la loro richiesta è stata respinta dal Tribunale per i Minori di Messina. Poi, il decreto che ha spento le speranze: li obbliga a consegnare la bambina “nel contesto di uno spazio neutro con l’assistenza di personale specializzato”, ai servizi sociali di Messina. L’appuntamento è per oggi, 5 marzo, alle 11.

Bimba in affido: “Per lei siamo mamma e papà”

“L’abbiamo in affido da un anno e mezzo – racconta Teresi – un periodo in cui le abbiamo dato tutto l’amore possibile e in cui è cresciuta tanto. Era ospite insieme alla sorella maggiore in una casa famiglia dove faccio volontariato. Erano state abbandonate dai genitori, che hanno perso la patria potestà. Poi sono state affidate a due nuclei familiari differenti. La piccola è con noi in un ambiente sereno, in cui c’è anche mio figlio di 17 anni che in questi giorni non smette di piangere: sono molto legati, il solo pensiero che vada via lo distrugge. Vivono ormai come fratello e sorella, lei ci chiama ‘mamma’ e ‘papà’, ma ora vogliono che venga consegnata, come se fosse un pacco”.

Eppure, per la bambina, un anno e mezzo fa si prospettava una nuova vita: “L’abbiamo iscritta alla scuola per l’infanzia. Era un po’ introversa, ma ora parla, gioca, socializza, è furbissima. Quando vado a prenderala all’asilo corre verso di me, mi abbraccia contenta. Sta crescendo bene ed è chiaro quanto sia serena e felice”.

La storia del piccolo Ismael

Teresi vive da sempre in prima linea, lavora al poliambulatorio di Lampedusa e due anni fa si è presa cura del piccolo Ismael, un bimbo arrivato dalla Libia, da solo, su un barcone. “Lo accolsi a casa mia, ma quel caso fu diverso – racconta oggi la dotteressa -. Il padre c’era, è stato rintracciato e oggi vivono insieme in Francia. Stavolta parliamo di una bambina che è stata abbandonata e che nella nostra famiglia aveva trovato un mondo nuovo, fatto d’amore, attenzioni e protezione”.

“Cosa proverà la bambina?”

Un clima che ha spinto la coppia a presentare formalmente la richiesta di affidamento preadottivo. “Siamo stati convocati quattro volte – prosegue Teresi – e siamo stati sottoposti a dei test. A quel punto abbiamo aspettato: ogni mese abbiamo chiesto notizie, senza esito. Pochi giorni fa, il decreto che ci ha fatto crollare il mondo addosso. Come è possibile non considerare quello che può provare la bambina separandola da noi? Verrà tolta da un contesto che per lei è casa, famiglia. Abbiamo tra l’altro provveduto a fare incontrare le sorelline spesso, si sono sempre viste. La bimba in affido a Palermo adesso dovrà andare a Messina e non si vedranno più, ciò non viene considerato?”, dice con sconforto e quasi in lacrime.

La bimba in affido e la sentenza

Nella sentenza si motiva la decisione facendo riferimento ad aspetti caratteriali della coppia e al fattore dell’età. “Si somma a questo dato la rilevante differenza d’età tra i coniugi e la minore, per entrambi superiore a 51 anni”, si legge. Teresi e il marito hanno 53 anni. “La mera relazione di fatto, seppur presenti caratteristiche concrete ad un affidamento – si legge – non consente di ritenere sussistenti i presupposti per la tutela della continuità affettiva nella decisione dell’adozione”.

“Le diamo stabilità e protezione”

“Visto che noi siamo stati così terribili – dice ancora Teresi – dove è stata la tutela nei confronti della bambina in questi anni? Quella nostra è stata una richiesta d’adozione basata sulla stabilità e la protezione della bambina, chiediamo vengano riconociuti questi aspetti, tra l’altro fondamentali”.

Gli avvocati: “Pronti all’appello”

Mentre la tutrice di Messina, l’avvocato Concetta Miasi, contattata da LiveSicilia, preferisce non rilasciare alcuna dichiarazione, i legali della coppia, Aglaia Di Gregorio, Nicoletta Lauricella e Maria Emanuela Salamone, sono pronte a ricorrere in appello. “Andremo avanti – dice l’avvocato Salamone -, perché la sentenza non tiene conto di vari aspetti, soprattutto delle conseguenze che il gravissimo sradicamento può provocare in una bambina di soli due anni”.


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