Da Brancaccio alla strage: la storia dei 'santoni' di Altavilla Milicia

Da Brancaccio alla strage: la storia dei “santoni” di Altavilla Milicia

La villetta dell'orrore ad Altavilla Milicia
Hanno frequentato una chiesa evangelica, poi sono spariti

PALERMO – Probabilmente è l’ultima chiesa evangelica che hanno frequentato prima di isolarsi in un gruppo di preghiera sprofondato nel fanatismo religioso. Massimo Carandente e Sabrina Fina avrebbero trascinato nell’abisso le vittime del triplice omicidio di Altavilla Milicia.

Sabrina Fina e Massimo Carandente

La chiesa si trova a Brancaccio. Il pastore è Samuele Cascio, poliziotto in pensione. Nel 1985 guidò per un anno la scorta di Giovanni Falcone. Poi arrivò “la chiamata di Dio”. Da sempre vicino agli ultimi, dai clochard ai detenuti del carcere Ucciardone, ormai da anni Cascio guida la sua piccola comunità. Chi la frequenta ricorda bene Carandente e Fina.

“Nella nostra chiesa non si vedevano da dicembre – racconta -. E comunque non sono mai stati assidui, facevano parte di quella categoria di fedeli che definisco altalenanti: vengono e poi si allontanano”. “La coppia non legava con nessuno – aggiunge Cascio -. Seguiva solo i culti, ma non partecipava alla vita del gruppo. A volte vengono da noi fedeli che manifestano fragilità e problemi gravi”.

“Quando ci rendiamo conto che si tratta di persone a rischio consigliamo loro di aggrapparsi a Cristo e poi di rivolgersi a degli specialisti bravi”, spiega riferendosi a chi mostra problemi psichiatrici. Cascio nega con fermezza che nella sua chiesa si compiano esorcismi o riti di liberazione.

Fino a dicembre Fina e Carandente hanno frequentato la chiesa, poi si sono allontanati. Un mese dopo, a gennaio, come hanno ricostruito gli investigatori, sarebbe iniziato il rito di liberazione culminato in una settimana di torture. Una presenza poco costante e poco partecipativa. “Altalenanti”, vengono definiti. Oppure “canne dimenate al vento”. Non c’è stato il tempo di notare stranezze o segnali preoccupanti. Nulla che facesse presagire il fanatismo culminato nella strage in cui hanno perso la vita Antonella Salamone e i figli Kevin ed Emmanuel, torturati e uccisi. Il corpo della donna è stato bruciato.

In carcere sono finiti Giovanni Barreca, la figlia diciassettenne, e la coppia che viveva a Sferracavallo e che ieri ha respinto l’accusa nel corso del colloquio avuto con l’avvocato Marco Rocca. Hanno detto di avere partecipato alla preghiera di liberazione nella villetta dell’orrore, ma con gli omicidi e le sevizie nulla avrebbero a che fare. Barreca, che ha incontrato l’avvocato Giancarlo Barracato, ha continuato nel suo delirio religioso. Ripete che è stato il demonio a sterminare la sua famiglia.

I carabinieri di Monreale e della compagnia di Bagheria coordinati dalla Procura di Termini Imerese, sono sulle tracce dei “fratelli di Dio”. E cioè di coloro che facevano parte del gruppo di preghiera nel contesto del quale è maturata la convinzione che le vittime fossero possedute dal demonio. Gli investigatori attendono di conoscere il contenuto dei cellulari e dei computer sequestrati agli indagati. Poi i “fratelli di Dio” potrebbero essere interrogati per capire se si siano limitati a pregare e condividere il fanatismo di Barreca e della coppia, oppure se qualcuno sapeva cosa stesse accadendo nella villetta. O, peggio ancora, che ci sia stato un ispiratore.


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