Palermo che regala sogni ai bambini - Live Sicilia

Palermo che regala sogni ai bambini

Un furto. Una devastazione contro l'innocenza. E la risposta di una città che, per una volta, si è svegliata.

Amiamo il sonno dei bambini, perché reca i segni di una terra promessa ormai smarrita. Amiamo guardare i bambini mentre dormono. Con la trasparenza del respiro, ci riportano dentro un ritmo umano del mondo. E ancora ci ricordano che siamo stati bambini anche noi. Che abbiamo riposato, stretti a un giocattolo, con un amico accanto, per affrontare la spaventosa notte di streghe, incubi e visioni. Chi ruba un giocattolo a un bambino che dorme è dunque un assassino, più che un ladro. Un’anima dannata capitata nel recinto di un giardino fiorito, per calpestarlo. Per rubare la pace. Per togliere tutto a tutti.

Ladri e assassini di sogni hanno depredato i piccoli dell’Ospedale Civico dei loro giochi, col furto al reparto di Oncologia pediatrica. Al peso dell’innocenza violata, si aggiunge il sacrilegio della devastazione di un luogo in cui si incontrano infanzia e sofferenza, un incrocio che già non accettiamo e che ci appare molto più crudele, se ombre sopraggiungono per togliere gli ultimi strumenti di difesa dalla paura a chi non può difendersi. E’ la lezione insopportabile per un cuore puro: streghe e vampiri appartengono alla realtà. Le copie che abitano le favole sono pallide imitazioni.

Eppure, dal dolore e dalla viltà è rinata una speranza per cui spalancare le braccia fiduciosi. Palermo ha battuto più di un colpo. Ha sommerso di regali le corsie, a risarcimento della sottrazione. Palermo ha dimostrato che può amare, se sceglie di farlo, che può essere meravigliosa e non orrida. Ha fatto del bene, si è fatta del bene. E chissà che da un episodio di cronaca nera e di bianchissima solidarietà non possa scaturire la virtù di una finalmente compiuta e non più intermittente cittadinanza.

Abbiamo messo mano al ripostiglio delle vecchie cose, non sapendo cosa scegliere per donare. Ci siamo confrontati tra ex bimbi con domande angosciose: quello che funzionava ai nostri tempi, andrà bene oggi? C’è chi ha comprato, con generosità, attrezzi fiammanti, prodigi nuovi di zecca, contemporanei, pieni di virtualità, di connessioni, prodotti iper-tecnologici, adattissimi alla fantasia di adesso. C’è chi ha ripescato, magari per mancanza di mezzi, magari per un tributo alla nostalgia, con la medesima generosità, i reduci di giorni trascorsi. L’orsacchiotto di peluche, il Sapientino, il trenino. Perché dove c’è un trenino in fondo c’è sempre un bambino piccolo alla stazione, col berretto rosso e il fischietto. La fantasia progredisce con ali velocissime, però da qualche parte sa conservare oggetti indimenticabili. Un peluche serve. Ha occhi di vetro che scrutano il buio. Ha mani di pezza che accarezzano. Si lascia accarezzare. Un orsacchiotto è un compagno che non delude mai, che non abbandona colui che l’ha scelto, quando arriva la sera.

LiveSicilia ha promosso una campagna di donazioni che sarà a breve conclusa con la consegna. Tanti hanno partecipato. Altri hanno organizzato benedette iniziative autonome, con un unico fine comune: riparare al torto subìto. Palermo si è sentita offesa, come non accadeva da tanto. Ha percepito – ed è un evento che non capita spesso – che una ferita inflitta ai suoi figli innocenti riguardava chiunque, era una faccenda condivisa. La città si è schierata. Ha dismesso i panni da strega, per indossare i vestiti scintillanti della fatina buona. E’ un miracolo questa mobilitazione che abbiamo raccontato. Non smette di regalarci una calda sensazione di felicità.
Ora sarebbe un peccato dimenticare. Sarebbe una tragedia scordare che siamo tornati forti e degni, issando come vessillo lo sguardo dolce e malinconico di un peluche. L’oscurità l’abbiamo sconfitta pure noi. Siamo spuntati dall’altra parte.

Amiamo il sonno quieto dei bambini, la terra promessa in cui vorremmo tornare. Amiamo il coraggio e la tenerezza. Amiamo coloro che si sono regalati un sogno, regalando un giocattolo. Li abbracciamo tutti, con nome e cognome. Amiamo quella mamma che ha sistemato in un sacchetto e fatto pervenire in redazione i giochi di un figlio che non c’è più. Una scelta che mostra molti modi di amare. Lui sarà già tornato bambino in una trasparenza che ancora non conosciamo. I bambini del Civico cresceranno, attraverseranno la notte, con un po’ del suo respiro attaccato al cuore.


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