Palermo, concorrenza sleale. Mafia e liquami: condannato

La concorrenza fra ambulanti puzzava di mafia e liquami: condannato

Il caso all'Addaura

PALERMO – Fu letteralmente una faida maleodorante. Puzzava di mafia e liquami. L’imputato usò dell’acqua putrida per sbarazzarsi della concorrenza di un venditore ambulante. Diventa definitiva la condanna a 4 anni inflitta a Fabrizio Vaccaro, colpevole di concorrenza sleale aggravata dalla agevolazione di Cosa Nostra.

La faida tra ambulanti all’Addaura scoppiò per accaparrarsi il posto migliore in estate “quando si guadagnano le carte di mille lire”. Vaccaro scaricò pure gli scarti del pesce e l’acqua delle mozzarelle davanti al furgoncino del rivale per farlo andare via. I fatti sarebbero avvenuti fra il 2013 e il 2015.

“È da 28 anni che sono là, questa stagione sono 28 anni – aveva detto la vittima ai giudici – circa 18 anni fa, quando è arrivato il signor Vaccaro, era anche là con un furgoncino, cominciai ad avere problemi… non mi facevano più lavorare, buttando liquami puzzolenti e altre cose, come chiudermi l’entrata con delle macchine che arrivavano a posteggiare e io non potevo aprire”.

“Ho sempre subito in silenzio, queste cose non mi facevano lavorare, lui si era fatto una scala per far salire in modo piacevole i clienti – aggiunse – io ho fatto una scala in legno e entro una settimana me l’hanno fatta sparire, che poi me l’ha confermato il posteggiatore, dice: ‘Tutto quello che ti succede è stato lui (Vaccaro, ndr)’… Anche un signore che veniva lì mi disse: ‘Stai attento perché Vaccaro che te ne deve fare tante che a te di qua te ne deve fare andare'”.

Nella motivazione con cui la Cassazione ha reso definitiva la condanna, rigettando ricorso della difesa, viene spiegata l’aggravante mafiosa: “La ingiunzione rivolta dal Vaccaro ad allontanarsi dal luogo ove egli esercitava il suo commercio aveva anche la finalità di consentire all’imputato il conseguimento di un maggior utile sì da potere egli sostenere in tale modo le spese che il Galatolo Angelo, persona aderente alla famiglia mafiosa, doveva affrontare a causa del regime carcerario cui lo stesso era sottoposto”.


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