"Donna picchiata in commissariato": condannato un ispettore

‘Picchiata in commissariato’ a Palermo: ispettore condannato

Regge la tesi dell'accusa. La difesa: "Ricostruzione inconsistente smentita con decine di prove"

PALERMO – Una donna sarebbe stata picchiata dai poliziotti in commissariato. Con questa accusa il giudice per l’udienza preliminare Rosario Di Gioia ha condannato a un anno mezzo di carcere per lesioni aggravate l’ispettore capo Tonino Prontera. la difesa preannuncia appello per un’accusa che definisce “inconsistente”.

Il processo prendeva le mosse dalla querela di una donna di 49 anni che raccontò di essere stata strattonata e spinta contro il muro con una violenza tale da procurarle una frattura alla spalla, refertata in una clinica privata.

La querela della donna

L’avvocato Mauro Torti

Questa la ricostruzione del procuratore aggiunto Sergio Demontis e del sostituto Chiara Capoluongo. La donna, parte civile al processo con l’assistenza degli avvocati Mauro Torti e Corrado Nicolaci, era andata al commissariato Borgo Nuovo-Zisa di via Noce dopo che un extracomunitario nel 2017 le aveva rubato il cellulare in piazza principe di Camporeale. Voleva presentare una denuncia e invece sarebbe stata liquidata con un frettoloso “se ne vada”. “Se fosse successo a un suo familiare non l’avrebbe aiutato?”, avrebbe risposto la donna, scatenando la reazione dell’agente. Il tutto davanti alla madre che nel frattempo aveva raggiunto la figlia in commissariato.

La prima richiesta di archiviazione

La Procura aveva inizialmente chiesto l’archiviazione dell’inchiesta, ma il giudice Marco Gaeta aveva accolto l’opposizione avanzata dai legali della parte civile, imponendo una serie di accertamenti: esaminare i filmati delle videocamere del commissariato, acquisire la cartella clinica della donna per verificare la compatibilità delle lesioni con l’aggressione che dice di avere subito; accertare se siano intervenuti in commissariato i sanitari del 188; individuare il presunto aggressore che la donna ha dichiarato di essere in grado di riconoscere. All’inizio gli indagati erano quattro, ma a prcesso finì il solo Prontera.

La tesi della difesa

Ora la condanna decisa dal giudice al termine del processo di primo grado celebrato in abbreviato. “Sono costernata e stupita e stupita, – spiega il legale della difesa, Mattia Fucarino -, non si è tenuto conto di una un serie dichiarazioni di pubblici ufficiali, ispettori, medici, psicologi e dei certificati medici che attestavano che la signora è una alcolista cronica. Si è creduto a una versione inconsistente”.

Secondo la difesa, fu la donna, in evidente stato di ebrezza, a presentarsi in commissariato con gli abiti strappati dopo la rapina e ad aggredire il poliziotto che fu costretto a difendersi.


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