PALERMO – Il comune di Palermo dà la caccia ai morosi, anche dentro casa propria. Palazzo delle Aquile ha infatti deciso di usare il pugno di ferro con quella parte dei suoi dipendenti che, in passato, non ha pagato multe per infrazioni al Codice della Strada o tasse, come la Tari: un credito che piazza Pretoria intende riscuotere, con le buone o con le cattive.
Gli uffici sono al lavoro e l’ipotesi allo studio è dirompente: recuperare le somme dai dipendenti morosi, che sarebbero circa duemila, in pratica un terzo del totale, agendo sul quinto dello stipendio. Una misura assolutamente nuova per il comune di Palermo che, in tempi di magra, ha deciso di non fare sconti a nessuno e di usare con tutti la stessa severità. La trattenuta, al momento, è allo studio per i dipendenti comunali ma non per quelli delle aziende.
Il fenomeno, del resto, ha assunto dimensioni allarmanti: a essere in debito col Comune, cioè col proprio datore di lavoro, sarebbero duemila dipendenti per una somma che supererebbe il milione e mezzo di euro e per un totale di 5 mila posizioni aperte. Ma la difficoltà nel gestire la situazione sta proprio nelle sue enormi dimensioni: la Sispi sta lavorando a un software ad hoc perché bisogna verificare, per ogni dipendente, se il quinto è cedibile o meno e calcolare il dovuto senza commettere errori. Gli uffici stanno studiando la pratica e verificando la fattibilità dell’operazione da tutti i punti di vista.
La novità sta nel fatto che a essere “aggredito” non sarebbe il salario accessorio (straordinario o produttività), cosa che già avviene, ma lo stipendio base che viene corrisposto mensilmente. “Stiamo approfondendo tecnicamente le modalità di compensazione legale della Tari e delle contravvenzioni, ma ancora non c’è niente di deciso o di ufficiale – spiega l’assessore al Bilancio Antonio Gentile – La Ragioneria generale sta analizzando le modalità tecniche e procedurali, ma del resto è giusto che tutte le posizioni siano trattate nella stessa maniera: così come si sta applicando la compensazione con i cittadini, allo stesso modo si farà con i dipendenti comunali tenendo anche conto che, per quanto riguarda la tassa sui rifiuti, il non pagato si riflette sul servizio e su chi ha già pagato con un aggravio delle tariffe”.
Un principio sacrosanto, quello di far pagare le tasse a tutti, specie verso chi lavora per il Comune e percepisce uno stipendio dalla collettività ed, evadendo, pesa due volte sulle casse pubbliche, che però viene applicato in un momento di grandi tensioni all’interno del personale comunale che deve fare già i conti con le indennità chieste indietro da Palazzo delle Aquile, come nel caso dei videoterminalisti, e un fondo per il salario accessorio ridotto ai minimi termini. “Si tratta di un’iniziativa che rischia di danneggiare i dipendenti che, ogni mese, devono pagare anche il mutuo o l’affitto – dicono Csa, Cgil e Uil – Il Comune vuole fare cassa? Bene, inizi colpendo i grandi evasori e non il personale comunale che, in media, riceve uno stipendio di 1.100 euro al mese. Inoltre non si capisce in base a quale criterio si colpiscano solo i dipendenti comunali. Ci opporremo in tutte le sedi a un’iniziativa di questo tipo, anche perché abbiamo più volte proposte misure alternative come la rateizzazione su base volontaria delle tasse ma siamo rimasti inascoltati”.
“Sul piano dell’equità di fronte alle tasse, non ci sono dubbi – dice il capogruppo di Forza Italia, Giulio Tantillo – Ma deve valere per tutti il principio della rateizzazione. Se un cittadino non può pagare, che sia o meno dipendente comunale, deve avere la possibilità di rateizzare. Il consiglio comunale, che dovrà essere chiamato in causa, dovrà discuterne: rateizzare per pagare tutti. L’amministrazione però dovrebbe dialogare con chi rappresenta i lavoratori, così da trovare soluzioni che possano andare bene a tutti”.
“Trovo persecutorio l’atteggiamento che questa amministrazione ha nei confronti dei dipendenti – dice Fabrizio Ferrandelli – Non li valorizza, li lascia senza indirizzo politico e nel buio, li mal gestisce e quando sbagliano li usa come capri espiatori, magari costituendosi parte civile. Dopo il tentativo di mettere loro le mani in tasca per le indennità di videoterminale, adesso Gentile si accanisce per sottrarre direttamente in busta paga le somme delle multe. Invece di provare a fare cassa, spremendo sempre gli stessi, si impegni a risolvere le voragini di bilancio e i danni irreparabili sulle politiche di stabilizzazione. Mi unisco alle preoccupazioni dei sindacati che oggi hanno richiesto un’audizione in commissione Bilancio perché, continuando così, è chiaro che il Comune manderà a casa centinaia di dipendenti”.
“Dall’amministrazione solo propaganda politica, vuota e pericolosa – dice Ugo Forello, capogruppo del M5s – Non è dato sapere da quale fonte normativa provengano simili notizie. Pagare le tasse è giusto e tutti lo dovrebbero fare, ma le procedure legali ed esecutive non prevedono alcuna forma di compensazione con eventuali crediti di lavoro vantati dai cittadini dipendenti del Comune. Bisogna comprendere, intanto, se i circa 2.000 dipendenti hanno ricevuto avvisi di accertamento non opposti e non pagati, così provocando l’attivazione delle procedure di riscossione coattiva che prevede anche la possibilità di pignorare il quinto dello stipendio. Ecco perché non si comprende la notizia di oggi, se non come forma di vuota propaganda; a meno che il Comune non abbia ‘inventato’ qualcosa che giuridicamente non esiste. I dipendenti morosi vanno trattati come tutti gli altri cittadini palermitani morosi, con fermezza ma senza intenti persecutori”.
AGGIORNAMENTO
Arriva anche una precisazione, da parte dell’assessore Gentile: “E’ chiaro che, così come gli altri cittadini, anche i dipendenti comunali potranno rateizzare il debito, anzi è auspicabile, e così non scatterà alcuna trattenuta”.

