il progetto del ponte sullo stretto è stato elaborato da professionisti ingegneri di massimo livello ed in base a studi accurati. Impiegando tecnologie informatiche di ultima generazione, le più sofisticate prodotte nei centri di ricerca specialistici delle più importanti università del mondo. Parallelamente, sono stati condotti studi economici prospettici, con approfondimenti e simulazione su vantaggi i e componenti negative, collegati appunto alla attuazione del progetto stesso. Oggi questi studi vengono fatti sviluppando appositi algorittimi, impiegando i dati dei vari settori economici considerati strategici per l'economia siciliana. E' un lavoro complesso, con metodologie analoghe a quelle utilizzate dai paesi all'avanguardia in campo di costruzione ponti ( Giappone, Danimarca, Cina e anche Turchia che ha realizzato ben tre ponti sullo stretto di Dardanelli e che collegano la parte europea del paese con quella asiatica ). Ciò In riferimento agli aspetti tecnici e anche economici. Il sig. Angelo Bonelli, risulta essere geometra, forse neppure stimato in ambito professionale, non perchè cattivo studente ma perchè non risulta avere mai svolto la professione. Non si comprende quindi in base a quale corredo di competenze tecniche, oltre che di natura economica, pontifichi su una materia tanto specifica su cui hanno per anni lavorato studiosi e ricercatori tra i più preparati in ambito internazionale. Anche questo è un grosso limite del sistema Italia, che sconta il dilettantismo, la supponenza dei tuttologhi di turno che, forse, forti di qualche frettolosa lettura di qualche "magazzine" allegato ad uno dei quotidiani tra i più letti, ritengono di essere padroni di Scienze che invece presuppongono anni ed anni di studio e altrettanti di specializzazione, oltre che di esercizio pratico della professione.


Solo la paura di perdere può spingere ad alleanze innaturali. Va bene così, con Franco Miceli e il coraggio di vincere.
“In molti, in queste settimane, mi stanno scrivendo e non sono entusiasti del modo col quale si è arrivati al nome di Franco Miceli”.
Queste parole sono state pronunciate dall’ ormai ex sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.
Non ci vuole molto per capire che Orlando non è molto contento di questa scelta.
Franco Miceli ha accennato a una discontinuità rispetto al passato , e questa frase mette in allarme i fedelissimi di Orlando.
Orlando ha poi espresso “inquietudine perché Palermo non può tornare indietro, non può essere consegnata la scelta dei candidati ai condannati per mafia. Sarebbe incoerente con il cambiamento culturale di questa città. Bisogna parlare di programmi, possibilmente – ha aggiunto Orlando – invitando magari qualche assessore dell’attuale giunta che conosce meccanismi e criticità della città”.
In parole povere, Miceli dovrebbe “imbarcare” nella sua giunta i suoi fedelissimi che “ conoscono i meccanismi e le criticità della città”.
Orlando sa bene che i suoi assessori , se venissero candidati, rischiano di essere bocciati sonoramente dagli elettori e allora cerca di imporli all’ eventuale nuovo sindaco.
Il PD punta al “modello napoletano” cioè a una candidatura civica sostenuta da uno schieramento ampio che va dalla sinistra radicale a pezzi di mondo moderato.
Ciò rischia di far bocciare, dagli elettori, tutti i protagonisti dello sfascio di questi 10 anno’. Ecco perché Giusto Catania, “assessore alla Mobilità e custode di una ortodossia legata alla ‘visione” orlandiana” teme che alla fine a pagare questa scelta siano proprio gli uomini e le donne del “cerchio magico”.
La candidatura di Miceli: una Caporetto. Chi glielo fa fare?
L’architetto Franco Miceli ha esposto in modo molto chiaro che il suo progetto per Palermo punta decisamente al mutamento di strategia politica con cui tutti siamo chiamati a fare i conti per agganciare la città all’Italia e al mondo. Siamo a una svolta decisiva che richiede senso di responsabilità non solo per le decisioni di oggi, ma anche per quelle a lungo termine, questo è bene ricordarlo. Non basta vincere bisogna governare