Si sono incontrati, come accade spesso da quel 25 novembre 1985. Si sono guardati negli occhi. Si sono parlati. Da una parte, con il capo chino, il presidente Leonardo Guarnotta, un papà morale delle persone perbene di questa città. Le mani giunte in preghiera e i pensieri raccolti. Un mazzo di fiori.
Dall’altra, Biagio Siciliano, 14 anni, Maria Giuditta Milella, 17 anni – ‘Biagio e Giuditta’ – morti nell’incidente del ‘Meli’ di quarant’anni fa, quando una macchina di scorta ai giudici Borsellino e Guarnotta, dopo una carambola, piombò sulla fermata di piazza Croci, dove i ragazzi aspettavano l’autobus, all’uscita della scuola.
Biagio, con la sua espressione seria da adulto. E l’incresparsi di un sorriso adolescenziale. Giuditta con l’esplosione solare della sua risata. Entrambi fissati nelle foto che non cambieranno mai. Leonardo, con i suoi capelli bianchi. La sua discrezione di eroe pudico.
Uno di quelli – il presidente Guarnotta – che hanno salvato Palermo, col suo impegno. Eppure, se glielo ricordi, lui risponde: “Ho fatto solo il mio dovere”. Hanno parlato, sì, tutti e tre. Con un flusso di emozioni silenziose, coperto dal segreto istruttorio delle anime.
E c’erano i sopravvissuti. I compagni di classe che, quarant’anni dopo, si sono riconosciuti dal guizzo dello sguardo, dal taglio del viso, nonostante il tempo. C’era Calogero che, seduto accanto a Biagio, fu travolto dall’impatto. Rimase parecchi giorni in coma, sospeso tra la vita e la morte. Si pensava che non sarebbe più tornato. Si risvegliò e disse: “Mamma, papà”.
C’è chi racconta di essere stato salvato dalla pensilina della fermata. E conserva lo zaino sporco di sangue, come qualcosa di sacro che, tanto, non potrebbe essere lavato via.
E c’era Giovanni Paparcuri che sperimentò ferite terribili, nella lotta di quegli anni. Mentre, nella stessa giornata, presso la facoltà di Scienze Politiche, il professore Costantino Visconti, compagno e amico di Giuditta, chiacchierava con don Luigi Ciotti, con Pippo Cipriani, sindaco della svolta di Corleone, anche di un indimenticabile giorno d’autunno.
Il 25 novembre del 2025 si è radunata la città degli eroi, delle vittime, dei sopravvissuti, con gli studenti di scuola e dell’università. Una comunità valorosa, con il suo dolore e la sua speranza implicita. Se Palermo ce l’ha fatta allora, in tempi crudeli di cosche ed eccidi, può farcela pure oggi, nonostante lo sgomento di troppe cronache degradanti. Palermo può vincere. A patto di volerlo davvero.
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