Forza Nuova, Ursino si difende: "Ho cercato di calmare i violenti"

Forza Nuova, Ursino si difende: “Ho cercato di calmare i violenti”

Interrogato il leader palermitano del movimento di estrema destra, arrestato per l'assalto alla Cgil

PALERMO – Nessun ruolo direttivo nella manifestazione, nessun atto di violenza o devastazione. Si difende Massimiliano Ursino, il leader palermitano di Forza Nuova, interrogato a Palermo dopo l’arresto per l’assalto alla sede della Cgil a Roma.

È stato sentito dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo siciliano con una rogatoria. Gli atti saranno poi trasmessi a Roma. Accompagnato dal suo legale, l’avvocato Enrico Sanseverino, Ursino nega ogni accusa. No ha fatto irruzione nella sede del sindacato rompendo una finestra, non ha contribuito a scardinare il portone di ingresso per consentire l’accesso di coloro che hanno distrutto i locali e tutto ciò che hanno incontrato sulla loro strada.

“Non ci sono fotogrammi da cui emerge il contrario”, sono le uniche cose che dice l’avvocato Sanseverino. Ursino ammette solo la sua presenza all’interno della Cgil con un megafono – le immagini sono inequivocabili – ma spiega che ha tentato di placare gli animi, di convincere i violenti ad andare via. A Roma c’è andato per una manifestazione pacifica di dissenso, spinto dal tam tam mediatico. Nulla di organizzato, dunque, secondo la tesi difensiva.

I pm di Roma la pensano in maniera diversa. Secondo l’accusa, Ursino è rimasto un passo indietro al leader nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore e al capo rimano Giuliano Castellino, ma ha collaborato “alle iniziative del movimento, offrendo la sua presenza lungo il corteo e indirizzandone la marcia (sia pur lateralmente e non in testa alla marcia) e fornendo il proprio contributo nella sconcertante irruzione del pomeriggio del 9 ottobre.

“Le esperienze giudiziarie dell’Ursino – ha scritto il gip nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere – non hanno certamente dissuaso l’indagato dal delinquere, tanto da averlo determinato in una ennesima manifestazione di violenza”. Il giudice parla di “attacco alla casa della democrazia”.


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