C’è una ritrovata bellezza nei voli di Salvatore Sirigu che, a trentotto anni, si prende il palcoscenico, salva la vittoria del Palermo contro la Juve Stabia, e torna protagonista, quando nessuno pensava più a lui come a qualcosa di più di un valido sostituto.
C’è una leggerezza che conforta, che ferma il tempo e che consola. Forse significa che l’ultimo treno può essere il penultimo, per tutti. E che le luci della ribalta possono riaccendersi, anche se credevi che fossero, ormai, spente e rivolte verso altri.
Il volto di copertina, nel successo del Palermo, è, ancora una volta, quello di Totò. Lui è sempre stato un grande portiere e fu il grandissimo Walter Zenga a lanciarlo in campo, molti anni fa. Però, semplicemente, sembrava incongruo ritenere che potesse trasformarsi, nuovamente, nel Superman rosanero.
Invece, è accaduto. Basta guardare le parate in serie che sottolineano l’esperienza di chi ha già sporcato molto i suoi guanti e la freschezza di un ventenne. Con la passione del portiere innamorato dell’ebbrezza del tuffo.
A proposito, Dionisi ha ripescato la definizione di “prestazione sporca”, neologismo di fresco conio. Va benissimo, con i tre punti. Ma, forse, urge una lavatrice rosanero, per ripulire certi cali.
Occorre una maggiore continuità tecnica e di concentrazione per una squadra che deve cancellare gli incubi di un campionato, fin qui, al di sotto della decenza.
Nel frattempo, ci godiamo la bella gioventù di Totò, che merita affetto e applausi, anche per la sua postura sempre riservata e rispettosa. Viva, perciò, Salvatore Sirigu: il grande portiere che non era previsto.

