PALERMO – Una scia di intimidazioni a Palermo che impone di scoprire se ci sia dietro un’unica regia. Alcuni episodi presentano delle analogie sospette. L’ultimo è avvenuto alle 23:20 di giovedì sera. Una sventagliata di proiettili contro una rimessa di auto con lavaggio e officina in via Sferracavallo.
La cronistoria delle intimidazioni a Palermo
La cronistoria inizia lo scorso settembre. A Sferracavallo scoppia una rissa durante i festeggiamenti in onore dei santi Cosma e Damiano. Qualcuno pretende di mangiare a sbafo in una panineria. Qualche parola di troppo e volano pugni e calci. C’è chi dice di avere sentito il rumore di un colpo di pistola. Non ci sono riscontri, però.
Di sicuro sparano poco dopo nel rione Marinella dove viene ferita per errore una ragazza incinta. Il bersaglio sarebbe il figlio del titolare di una macelleria. Un mese fa danno fuoco ad un furgoncino parcheggiato di fronte alla stessa macelleria e contestualmente tentano di sparare contro la saracinesca del negozio di carni e di un’attività vicina. Spunta un particolare che si ripeterà e cioè l’utilizzo di un fucile o una mitraglietta.
Il caso alla Sicily by Car
Nessun dubbio invece nella vicenda di Sicily by Car dove sempre a marzo, di notte, si presentano in tre, incappucciati e a bordo una Lancia Y10 di colore nero. Scendono e iniziano a sparare contro le auto della società di noleggio nel deposito di via San Lorenzo. Quattro i mezzi danneggiati. Scappano a piedi, abbandonando l’auto in strada. Era una macchina rubata. La sventaglia di Kalashnikov colpisce i muri perimetrali di una villa dove era in corso una festa e di una casa vacanze. Poteva scapparci il morto.
Pizzo a Sferracavallo
Nessuna richiesta di pizzo, nessun avvertimento né prima né dopo le intimidazioni a Palermo. Il raid non è tipico del modus operandi a cui ci ha abituato Cosa Nostra a Palermo. Stessa cosa, però, non si può dire per le bottiglie di benzina lasciate nel novembre scorso davanti ai ristoranti di Sferracavallo con l’esplicita richiesta di 5.000 euro di messa a posto oppure per le 11 barche distrutte dalle fiamme in un rimessaggio a Isola delle Femmine.
Chi ha agito? Bande di gruppi armati composte da giovani dello Zen? Cani sciolti che sfuggirebbero persino al controllo di Cosa Nostra in un momento di vuoto di potere e alzano il tiro delle intimidazioni? Eppure ci sono dei boss a piede libero. Al lavoro ci sono poliziotti e carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia.
L’ultimo episodio di via Sferracavallo non sembrerebbe un regolamento di conti. Forse è qualcosa di più, ma è ancora presto per dirlo.

