PALERMO – “Nel primo anniversario della nascita al cielo del nostro caro Papa Francesco, le sue parole e i suoi gesti rimangono impressi nei nostri cuori. Raccogliamo la sua eredità proclamando sempre la gioia del Vangelo, annunciando la misericordia di Dio e promuovendo la fratellanza tra tutti gli uomini e le donne”. L’arcivescovo di Palermo Monsignor Corrado Lorefice parte dal post su X con cui Leone XIV ha ricordato oggi il suo predecessore, nell’omelia in Cattedrale
Lorefice ricorda Papa Francesco: “Eredità immensa”
“Un’eredità grande, immensa quella di Papa Francesco – dice Lorefice nell’anniversario della scomparsa di Papa Francesco -. Basta fare memoria di alcuni suoi gesti – noi che lo abbiamo avuto qui a Palermo, araldo dell’Evangelo, amico dei poveri e dei martiri della fede e della giustizia (Pino Puglisi, Paolo Borsellino, …) e riconsiderare l’incipit dei documenti più significativi del suo alto magistero petrino: Evangelii gaudium, Laudato si, Fratres omnes, Gaudete et exultate, Dilexit nos”.
Lorefice richiama “il lascito spirituale” di Papa Francesco, con le sue stesse parole: “Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente”.
“Ha lavorato con Inedita audacia”
“Francesco ha lavorato con inedita audacia – dice ancora l’Arcivescovo di Palermo – per una Chiesa appassionata del Vangelo, Evangelii Gaudium. Possiamo comprendere e ri-cor-dare la postura umana, cristiana e magisteriale di Papa Francesco solo a partire dalla sua passione per il Vangelo. E per lui non era una solo una dottrina, ma la Persona e la Parola – Gesù, Il Verbo eterno fattosi carne, morto e risorto – che gli ha cambiato la vita e che sapeva poterla cambiare a tanti altri”.
Lorefice parla di “una Chiesa che intercetta il grido dei poveri, veri ‘sensori del Regno’, per annunciare e condividere l’Evangelo, la bella notizia che Dio si ricorda della sua misericordia e che abbassa i potenti e innalza gli umili. E per questo accoglie i poveri e i piccoli, gli umili e «gli scarti» prodotti dalla «globalizzazione dell’indifferenza»”.
La chiesa “ospedale da campo”
L’Arcivescovo richiama il ruolo della Chiesa “‘ospedale da campo’ che attraversa le feritoie della carne trafitta degli uomini, che si china sul loro travaglio e sulle loro attese e se ne prende cura. Una Chiesa ‘locanda’ che accoglie e aggiunge sempre un posto in più alla mensa del Pane sostanziale, quello che il Padre dà, il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”.
E ancora, “una Chiesa in uscita. Che conosce la strada. Che cammina insieme. Chiesa sinodale che vive, cammina e incontra insieme. Non irretita dall’individualismo e dalla divisione – [la divisione] da ricaduta, poiché anche noi siamo nel mondo, in questo mondo – che spesso prende il sopravvento nelle comunità stanziali, stanche e a volte smarrite”.
“Fedeli all’eredità di Papa Francesco – conclude Lorefice – uniti a Papa Leone XIV, raccogliamo la sua eredità, continuiamo a proclamare sempre la gioia del Vangelo e – come Stefano – la misericordia di Dio e il suo perdono”.

