PALERMO – Anziano, autorevole e guardingo. Guarda al passato la mafia di una fetta della provincia di Palermo per controllare il territorio fra Partinico, Borgetto e Torretta, e mantenere i contatti con la Cosa Nostra americana.
La scelta sarebbe caduta su Francesco Rappa, uno dei diciassette fermati su ordine della Procura di Palermo. Il curriculum criminale è solido. Una fetta dei suoi 81 anni di vita l’ha trascorsa in carcere per scontare tre condanne per mafia. Già negli anni Settanta era inserito nei traffici di droga fra la Sicilia e gli Stati Uniti. In più è suocero del boss Francesco Nania, arrestato in America nel 2008, condannato per mafia, tornato in carcere nel 2018 e di nuovo condannato per il grande affare delle scommesse sportive targate Cosa Nostra.
A bordo della macchina con cui Francesco Rappa era sbarcato dalla nave che lo aveva portato a New York furono trovati 81 chili di cocaina. Un reato per cui ha scontato 18 anni di detenzione. Negli anni Novanta emersero i suoi rapporti con i Madonia di Resuttana e soprattutto con Leonardo e Vito Vitale, potenti capimafia di Partinico. Arrivò così una nuova condanna a dodici anni, che ha finito di scontare il 13 novembre 2014. Da allora avrebbe dato prova di non avere reciso i rapporti, soprattutto con gli americani. In particolare, i Gambino di New York. Nella Grande Mela attualmente vive il figlio, Vito Gabriele Rappa, considerato il punto di riferimento oltreoceano.
Gli agenti dell’Fbi, che hanno sviluppato il fronte americano delle indagini, hanno intercettato le sue conversazioni con il figlio e con Francesco Vicari, altra persona su cui si concentrano gli investigatori. Erano sorti contrasti, meglio risolverli a tavola: “… tu devi salire Frà quando facciamo questa mangiata”. Vicari era deluso: “… non voglio vedere più a nessuno perché non hanno rispetto… voglio stare tranquillo, mi voglio godere la famiglia vieni tu e viene il fratello nostro iddu… io faccio la qualunque cosa capito… quando vedo a tuo padre gliela do a tuo padre la soddisfazione”.
Vicari parlava di qualcuno che sborsava “sei al mese… vado a prendere 1.500 alla settimana… però io ho detto la sicurezza io gliel’ho data perché gliela devo dare alle persone, dobbiamo dare la sicurezza fratello mio”. L’ipotesi è che la cifra, in dollari, altro non fosse che pizzo. Quando c’erano faccende delicate da risolvere per gli Usa partiva un emissario di Rappa, un personaggio misterioso, di cui si conosce solo il soprannome: “La parola di tuo padre è stata giusta per darci una mano di aiuto… limiuni (limone ndr) lo voleva mandare subito”. Ed invece la partenza fu rinviata a Natale. La parola di Rappa era risolutiva: “… mi ha chiamato lui Vito con tanto di educazione ed è venuto… tuo padre gli aveva detto fai la cosa giusta”.
Agli atti dell’inchiesta ci sono conversazioni recentissime. Alcune di fine ottobre. L’uomo ombra di Rappa sarebbe stato Giacomo Palazzolo, 77 anni. Andavano in giro insieme. Palazzolo ha organizzato alcuni incontri con i parenti dei Vitale. Parlava di pizzo, stavolta senza troppe schermature. Un venditore di materiale edile si era rifiutato di cedere alla richiesta estorsiva. Palazzolo voleva passare alle maniere forti: “Sarebbe cosa di farlo cacare addosso… ci vado e gli dico: ‘Dammi i soldi, dammi si soldi… u pizzu’”. Rappa avrebbe mandato Palazzolo in avanscoperta. D’altra parte quest’ultimo del suo capo diceva che era “troppo scottato” per via dei precedenti arresti e preferiva essere “delicato”. Nel senso di defilato, meglio non dare nell’occhio.

