Dai summit alla testa di capretto: confiscati i beni di Gammicchia

Dai summit alla testa di capretto: confiscati i beni di Gammicchia

Ha costruito una fortuna vendendo pneumatici
MISURE DI PREVENZIONE
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PALERMO – Il patrimonio dell’imprenditore Vincenzo Gammicchia va in confisca. Lo ha deciso la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo che ha accolto la richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

Si tratta di un lungo elenco di beni il cui valore viene stimato in 17 milioni di euro. Le indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria tracciano la scalata di Gammicchia, 72 anni, imprenditore incensurato ma “colluso con la mafia”.

Il provvedimento – la confisca è ancora di primo grado – riguarda aziende specializzate nella vendita di pneumatici, quote societarie, immobili, conti correnti bancari, polizze assicurative, cassette di sicurezza, auto e moto.

Gli agenti del Gico, coordinati dai procuratori aggiunti Marzia Sabella e Sergio Demontis, hanno setacciato atti giudiziari e informazioni patrimoniali che coprono un arco temporale di oltre 40 anni. Il là è arrivato dai collaboratori di giustizia secondo cui, le fortune imprenditoriali di Gammicchia, leader nel settore degli pneumatici, sono iniziate grazie ai soldi investiti nelle aziende dalle famiglie mafiose Galatolo e Fontana dei quartieri Acquasanta e Arenella.

I soldi dei boss

I fratelli e boss Giuseppe e Vincenzo Galatolo avrebbero investito nelle imprese di Gammicchia “100 o 200 milioni di lire per farlo iniziare”. I mafiosi si muovevano come a casa loro nelle aziende dell’imprenditore che avrebbe messo a disposizione i locali per gli incontri fra i mafiosi (che avrebbero atteso lì il via libera per due omicidi) e forniva i duplicati delle chiavi delle macchine dei clienti per agevolarne il furto.

Testa di capretto contro la concorrenza

Non solo Gammicchia non pagava il pizzo perché godeva della protezione dei boss, ma avrebbe chiesto e ottenuto aiuto dai mafiosi per scoraggiare l’apertura del negozio di un concorrente nei pressi della sua attività.

I pentiti raccontato che una testa di capretto piazzata sulla recinzione dell’area dove doveva aprire la nuova impresa e una telefonata convinsero l’imprenditore concorrente a fare marcia indietro. Qualche anno fa i locali di Gammicchia furono danneggiati da un incendio.

Non si sarebbe trattato di una ritorsione degli uomini del racket, ma di una punizione perché Gammicchia avrebbe comprato all’asta il bene appartenuto a un mafioso

I beni

Dell’elenco dei beni sequestrati fanno parte due imprese e cinque punti vendita a Palermo; l’80% delle quote societarie di un Consorzio che si occupa di revisione dei veicoli; 25 immobili (appartamenti e magazzini), tra i quali due ville San Lorenzo e a Isola delle Femmine; 44 rapporti bancari, 10 polizze vita e 2 cassette di sicurezza; 11 fra autoveicoli e motoveicoli. Le imprese proseguono l’attività in amministrazione giudiziaria.

Gli inquirenti

“La mafia può essere sconfitta solo colpendola al cuore dei propri interessi economico-finanziari, nell’ambito dei quali – spiega il colonnello Gianluca Angelini – un ruolo cruciale è proprio quello rivestito dagli imprenditori collusi, che dal rapporto illecito di reciproco interesse con la mafia ricavano la forza per affermarsi sul mercato alterando le regole della sana e leale concorrenza”.


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