Palermo, mafia: microspie accese ed è panico al panificio

Palermo, mafia: microspie accese ed è panico al panificio

Il pizzo e gli intrecci mafiosi svelati dalle intercettazioni
IL RETROSCENA
di
1 min di lettura

PALERMO – Se ne accorsero per caso. Scoppiò il panico quando Gaetano Badalamenti capì che avevano piazzato le microspie in un panificio nella zona di via Ernesto Basile, a due passi dall’Università degli studi. Lo hanno arrestato nelle scorse settimane.

I militari si fingono operai o tecnici di ditte specializzate per non dare nell’occhio in zone. Basta un movimento sbagliato per essere scoperti.

Secondo i pubblici ministeri di Palermo, Badalamenti non avrebbe rescisso i legami con la mafia. Dopo la scarcerazione nel 2013 si sarebbe messo a disposizione del nuovo reggente della famiglia di Palermo Centro, Francesco Mulè.

“… l’ho vista …. attè non parlare… prendi… in una borsa e poi… capito?”, diceva Badalamenti al titolare del panificio. Poi si confidava con la compagna che, però, lo rimproverava: “… tutto il santo giorno buttato là era”. Della vicenda discutevano Francesco Mulè e il suo factotum Davide Di Fiore. “Gli hanno messo le cose… nelle piante, Zio Frà, per lui”, diceva quest’ultimo. Il panico era giustificato. La microspia fu accesa nel posto giusto al momento giusto.

Quelle microspie hanno svelato intrecci che contano su cui si indaga. Il mensile S in edicola dedica un articolo alla vicenda. Acquista qui la copia digitale.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI