Palermo, il caso Mondello e i parenti dei boss Genova

Il caso Mondello e i parenti dei boss: relazioni e storie di soldi mai chiarite

Alcuni dipendenti della Italo-Belga citati nelle carte giudiziarie, ma sono incensurati

PALERMO- L’ultima volta che saltò fuori il nome del settantaquattrenne Girolamo Genova fu nell’inchiesta sul business del gelato e su una bancarotta per fare sparire i soldi. Operazioni dietro cui ci sarebbe la regia di Michele Micalizzi, anziano boss di Tommaso Natale.

Dei Genova si è occupata la trasmissione di Massimo Giletti “Lo stato delle cose” dopo che il deputato regionale Ismaele La Vardera ha presentato un esposto per denunciare la presenza di Girolamo Genova e dei suoi figli, Rosario e Rosi, fra i dipendenti della Immobiliare Italo-Belga che gestisce gli stabilimenti nella spiaggia di Mondello.

L’amministratore delegato della Italo-Belga, Antonio Gristina, ha annunciato querele contro le notizie bollate come infondate, sottolineando che i tre Genova sono incensurati e non c’è alcuna ingerenza nella storica gestione dello stabilimento balneare.

Le gelaterie Brioscià

L’anno scorso finirono nei guai giudiziari il boss Micalizzi e l’imprenditore Mario Mancuso. Secondo l’accusa, sarebbero stati soci in affari nelle gelaterie Brioscià, gestite dalla società Magi, dichiarata fallita nel 2021. L’ipotesi è che si stata architettata una bancarotta fraudolenta. Mancuso ha sempre respinto le accuse. Su sua richiesta viene processato con il rito abbreviato e condizionato all’audizione di alcuni testimoni. Si presenterà in aula davanti al Gup nelle prossime settimane. Rito ordinario invece per Micalizzi, l’ex moglie e l’ex cognato di Mancuso, Mariangela e Giovanni Gottuso.

I rapporti con Girolamo Genova

Nel contesto di queste indagini venne fuori che nel 2019 Girolamo Genova (fratello del boss di Resuttana, Salvo, padre di Bartolo, che dello zio sarebbe stato il successore al potere mafioso, e suocero di Giuseppe Biondino, figlio dell’autista di Totò Riina e capo mandamento di San Lorenzo scarcerato dopo avere scontato la pena) avrebbe ricevuto quattromila euro con cadenza mensile da Mancuso.

“Ci sarebbero problemi se te li do martedì, alle sette di mattina? Non abbiamo incassato niente”, diceva Mancuso in un passaggio ricostruito già l’anno scorso. E Genova rispondeva: “Mi fa pressione… non è che sono io”. Un’altra volta Mancuso diceva: “Domani mattina o lunedì sarai servito. I forti sospetti dei finanzieri del Gico, però, non hanno avuto alcuno sbocco processuale della vicenda. Mancuso spiegò che si trattava di un debito per un vecchio prestito legato alla gestione di un bar.

Le microspie captarono forti contrasti quando Mancuso decise di aprire una gelateria in una struttura mobile a Mondello. Ne aveva parlato con il figlio di Michele Micalizzi, Giuseppe, che tra l’altro era ufficialmente un suo dipendente. “Mi hai chiesto l’autorizzazione per aprire a Mondello?”, gli avrebbe detto Girolamo Genova. Mancuso gli aveva risposto per le rime: “Io ho il passaporto per andare sulla luna”.

I soldi “riconducibili” al fratello capomafia

C’è un altro episodio rimasto confinato nelle informative degli investigatori. Salvo Genova, fratello di Girolamo, nel 2023 è finito di nuovo in carcere per mafia ed è stato condannato a 18 anni. Nello stesso processo c’era imputato anche il commercialista Giuseppe Mesia.

Quest’ultimo, intercettato, avrebbe fatto riferimento a “somme di denaro riconducibili al capomafia Genova e da questi occultate prima della sua ultima carcerazione, avvenuta il 16 gennaio 2008, (non era stato raggiunto dalla nuova ordinanza di custodia cautelare sfociata nella recente condanna ndr)”.

Così annotavano gli investigatori: “In occasione della captazione di un colloquio del 16 maggio 2019 tra il Mesia e il suo sodale Alerio (Benedetto Alerio ndr), dalle parole dello stesso Mesia si aveva modo di comprendere che Genova Salvatore disponesse di somme di denaro consegnate, prima del suo ultimo arresto avvenuto il 16 gennaio 2008, al suo successore al vertice del mandamento mafioso di Resuttana, il nipote Genova Bartolo (‘…glieli hanno dati in consegna a Bartolo prima…’), e poi da questi a propria volta consegnati al padre Genova Girolamo (‘Mimmo’)”.

Sempre Mesia spiegava che il boss Salvo Genova non avrebbe potuto fare affidamento sul fratello e sul nipote (Girolamo e Bartolo Genova, ndr), per via dei dissidi dovuti alla restituzione delle somme: “Con suo nipote siamo già a cattivi discorsi… prima deve risolvere questo problema con suo fratello dei centomila euro”. Il capomafia era inferocito, perché “iddu nun si prisintò” (il fratello Girolamo non si era presentato ndr) e lo voleva “scannare”.

Il caso del bagnino

C’è un altro membro della famiglia Genova che lavora alla Italo-Belga e che questa estate bloccò il blitz di La Vardera e del presidente di +Europa” Matteo Hallissey. I due politici piazzarono un ombrellone in uno dei lidi per contestare la presenza dei tornelli che poi la Regione ha imposto di togliere.

Si fece avanti il bagnino Raffaele Bocchini che spezzò l’ombrellone. Anche di lui si è parlato nella trasmissione di Giletti.

Bocchini è nipote del capomafia Salvo Genova. Fu monitorato dalla squadra mobile mentre accompagnava in macchina lo zio boss. Ad esempio nel gennaio 2020 insieme andarono a trovare Salvatore Castiglione, considerato il braccio destro di Salvo Genova, arrestato anche lui nel 2023.

Un incontro, come scrissero i sostituti procuratori Giovanni Antoci e Francesca Dessì, caratterizzato da “assoluta segretezza”. I poliziotti annotarono che “sia Genova, che il suo autista Bocchini, avessero spento i loro telefonini, riattivati soltanto dopo la conclusione della riunione”. Anche questa storia non ha avuto alcuno sbocco processuale. A differenza dei tanti personaggi citati che sono stati arrestati e condannati nei processi, i Genova che lavorano alla Italo-Belga sono rimasti incensurati.


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