Palermo, morto a 16 anni: 'Tac errata, ma non fu colpa dei medici'

Palermo, morto a 16 anni: ‘Tac errata, ma non fu colpa dei medici’

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Imputati assolti, ma la vicenda giudiziaria non è chiusa.

PALERMO – Tutti assolti, ma ci sono pesanti ombre sulla morte di Emanuele Spoto, avvenuta nel 2016. Aveva 16 anni e frequentava il liceo linguistico Cassarà. fu un dolore immenso per i i familiari e per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere “un ragazzo splendido”, strappato alla vita e ai suoi sogni. Voleva diventare un militare.

Gli fu diagnostica una polmonite ed invece si trattava di una trombosi. L’errore di valutazione non sarebbe stato commesso, però, dai medici dell’ospedale Cervello di Palermo. Il giudice Nicola Aiello ha assolto gli imputati Valentina Li Vecchi, Carmela Lo Pinto, Calogero Cilona, Elisabetta Bragion, Anna Messina. Erano difesi dagli avvocati Teresa Re, Ivana Rigoli, Giovanni Di Benedetto, Fabrizio Lanzarone e Mauro Torti.

Decisiva è stata la perizia disposta dal giudice. Secondo i consulenti, “il decesso è da ricondurre a una forma di embolia polmonare recidivata nel soggetto e che la stessa fosse già presente nel momento in cui Emanuele Spoto era stato trasferito presso l’ospedale Cervello di Palermo”.

Il ragazzo aveva infatti eseguito pochi giorni prima di essere trasferito a Palermo una Tac all’ospedale di Partinico nel cui referto si parlava di polmonite. Al suo arrivo a Palermo Emanuele continuava a stare male. Aveva la febbre, ma sulla base del referto fu seguita una cura infettivologica.

Secondo l’accusa e la parte civile, i medici in servizio al Cervello non fecero tutto quanto necessario per accertare la patologia del ragazzo. Di avviso opposto le difese. I periti hanno ribadito che alla base di tutto ci sarebbe stata l’errata valutazione radiologica nel referto della Tac. I medici sono stati assolti dall’accusa di omicidio colposo per non avere commesso il fatto, ma la vicenda giudiziaria non è chiusa.

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