Palermo, nuovo sequestro all'imprenditore edile Giuseppe Piraino

Palermo, nuovo sequestro da 700mila euro all’imprenditore Piraino

Giuseppe Piraino
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L'inchiesta sui bonus facciata. La replica: "Mai nascosto i fondi"
GUARDIA DI FINANZA
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4 min di lettura

PALERMO – Sotto sequestro finiscono immobili e denaro per un totale complessivo di poco inferiore ai 700 mila euro. Nuovo passaggio nell’inchiesta che coinvolge l’imprenditore edile Giuseppe Piraino. Il sequestro voluto dalla Procura della Repubblica si basa sulle indagini dei finanzieri del Nucleo polizia economico-finanziaria di Palermo.

Lo scorso aprile la Cassazione ha dato ragione alla Procura e disposto il divieto per un anno di esercitare l’attività d’impresa per Piraino, imprenditore divenuto simbolo della città che si ribella al racket (ed è stato anche risarcito) poi finito sotto inchiesta con l’accusa di aver messo a segno 15 truffe legate ai bonus edilizi. Il gip aveva respinto la richiesta di misura interdittiva avanzata dai pm. Da qui l’appello al Riesame che diede ragione alla Procura. Infine la suprema corte ha confermato il provvedimento.

L’inchiesta nata dalla denuncia di una donna

L’inchiesta è nata dalla denuncia di una palermitana. La donna ha raccontato che la società che si era aggiudicata i lavori di rifacimento della facciata del suo palazzo non aveva mai portato a termine le opere. Il legale rappresentante della Mosina Costruzioni srl era Piraino.

L’assemblea condominiale aveva affidato a dicembre del 2012 i lavori alla Mosina Costruzioni srl contando sul cosiddetto bonus facciate 90%. Contemporaneamente era stato stipulato il contratto di appalto e, con bonifico, a fine 2021, il condominio aveva versato alla Mosina 26.715,93 euro, cioè il 10% della somma non coperta dal bonus statale.

Dopo l’avvio dell’iter – con la certificazione di congruità delle spese sostenute che ammontavano a 267mila euro e la comunicazione dell’inizio lavori – l’amministratore di condominio ha reso noto all’Agenzia delle Entrate l’opzione scelta dello sconto in fattura del 90% con cessione dei crediti fiscali per “bonus facciate”.

Ma i lavori, che si sarebbero dovuti completare entro 120 giorni, non sono mai stati terminati. E la ditta si sarebbe limitata a montare i ponteggi e poco altro. Piraino dunque, non avrebbe mai maturato il credito d’imposta a seguito della cessione da parte del condominio.

Il meccanismo dello sconto in fattura e dei crediti d’imposta ritenuti illegittimi, in parte da cedere per monetizzarli ed in parte da usare in compensazione, si sarebbe ripetuto in quindici occasioni. Agli atti dell’inchiesta ci sono anche le dichiarazioni degli amministratori di condominio. Dopo un primo provvedimento di sequestro preventivo per 3,5 milioni di euro l’imprenditore disse: “Ho la coscienza pulita”, disse a LiveSicilia.

La linea della difesa

“Nel processo emergerà l’estraneità dell’imprenditore Giuseppe Piaraino rispetto alla contestazione provvisoria che ha determinato la misura interdittiva. Nel periodo di riferimento, la Mosina Costruzioni ha completato la maggior parte delle commesse acquisite, incorrendo successivamente in una situazione di difficoltà aziendale, dovuta al fenomeno dei c.d. crediti incagliati e al groviglio normativo susseguitosi in materia di bonus edilizi. L’avere definito ventiquattro interventi, sui trentasette acquisiti, e realizzato lavori con stati di avanzamento compresi tra il 10% e il 50% in altri sette casi, esclude l’esistenza di una preventiva condotta fraudolenta e, conseguentemente, la configurabilità del reato di truffa”, spiegarono gli avvocati Luigi Miceli e Vincenzo Pillitteri.

Oggi il nuovo sequestro

Oggi il nuovo sequestro. “Le ulteriori investigazioni condotte, finalizzate alla ricerca di ulteriori beni e disponibilità riconducibili all’indagato – si legge in una nota della finanza -hanno consentito di rilevare numerose movimentazioni finanziarie, per importo complessivo di oltre 280 mila euro, disposte dai conti della società e da quelli del legale rappresentante verso i conti della consorte, risultata soggetto interposto, nonché di individuare diversi immobili, per un valore di circa 400 mila euro, schermati all’interno di un trust.”

Piraino: “Mai nascosto i fondi, attendo il processo”

“Nessuno ha nascosto fondi, nessuno ha nascosto conti correnti, nessuno ha commesso delle distrazioni fatte per rubare soldi. Questo sia ben chiaro sia alla polizia giudiziaria sia anche a chi sta facendo le indagini. Stiamo facendo opposizione. E abbiamo messo a disposizione della polizia giudiziaria fin da subito tutti i miei documenti, tutti i miei fondi, tutte le mie proprietà a disposizione”. Lo dice Giuseppe Piraino, imprenditore antimafia finito in un inchiesta per truffa aggravata a cui sono stati sequestrati prima 3,5 milioni di euro e adesso altri 700 mila euro.

“Se avessi voluto distrarre fondi sicuramente non li andavo a mettere su un conto corrente legato a un mio parente così vicino – aggiunge l’imprenditore -. Sono sequestri cautelari a fronte di un procedimento che devo affrontare, un processo dove io farò opposizione e dimostrerò sicuramente la mia buona fede e il mio corretto uso di quello che è stata la mia società di costruzioni. Affronterò il processo e mi rimetterò nella mani della giustizia. Io non ho mai operato in malafede. Siamo vittime del sistema diabolico dei crediti. Sistema che ci ha imposto di non poter vendere i crediti, di non poter compensare le tasse, di non poter finire i lavori, di poter svendere i crediti istituti bancari compresi”.


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