PALERMO – I corpi sono sull’asfalto. Qualcuno li ha coperti. Uno con una telo bianco a pois rossi. Un rosso sbiadito, diverso da quello intenso della vittima che macchia un lembo di cotone. L’altro con un telo di colore verde acqua. Sono i corpi di due operai morti sul lavoro e di lavoro. Non avevano un regolare contratto.

Daniluc Tiberi, 50 anni, e Najahi Jaleleddine, 41 anni, sono stati sbalzati dal cestello della gru su cui stavano lavorando al nono piano di un palazzo in via Ruggero Marturano. I corpi sono finiti nello scivolo che conduce nel seminterrato dove c’è un centro di revisione auto. Vivevano con i familiari in via Oreto e via Perpignano. Di più non si sa sulla loro presenza a Palermo.
Non c’erano corde e ganci, obbligatori per mantenere gli operai ancorati al cestello. Il braccio della gru si è piegato come se fosse di cartone. Anche la posizione distante rispetto al punto in cui stavano lavorando sembrerebbe un’anomalia. È presto per trarre conclusioni. Ci penserà la Procura della Repubblica che ha aperto un’inchiesta e sta valutando la posizione del committente dei lavori e del titolare dell’impresa Ediltec Costruzioni.
Intanto la mappa dei morti sul lavoro va aggiornata. Sono sette le persone decedute dall’inizio dell’anno. Fondachello Valdina (Messina), Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Mazara del Vallo (Trapani), Enna e Palermo: sono le tappe di una inaccettabile carneficina.

I due operai lavoravano per un’impresa palermitana incaricata da un residente del palazzo di rifare il cornicione. Dopo avere scrostato la parte vetusta era stata piazzata la gabbia metallica su cui fissare i pannelli in cartongesso. La gru era presa a noleggio, bisogna dunque accertare che tipo di nolo fosse stato stabilito se a caldo con la presenza di un operatore o a freddo senza. Il cellulare del titolare dell’impresa squilla invano. Stamani era sul posto.
“Ho sentito un boato, come se fosse crollato un palazzo. Ero all’interno della stanza e stavo lavorando mi sono affacciato e ho visto la gru, il cestello sulla pensilina e i due poveri operai a terra nello scivolo. Uno a faccia in giù, una faccia in aria. Ho provato tanto dolore. È stato rumore fragoroso come se fosse scoppiata una bomba”, racconta una signora che abita nella strada di fronte alla chiesa del don Orione.
Il cestello ha sfondato la pensilina del negozio Gammicchia gomme mentre gli impiegati stavano lavorando. La pila di copertoni ha evitato che uno di loro venisse schiacciato. Ora è ricoverato all’ospedale Villa Sofia.
Gli operai morti non risultano all’anagrafe dei lavoratori dell’edilizia. Erano lavoratori in nero senza contratto. Sono sconosciuti, finora è come se non esistessero. L’impresa risulterebbe iscritta alla cassa edile, ma negli ultimi dieci non ha dichiarato operai. Non ci sono neppure versamenti alla Edilcassa (che riguarda gli artigiani).
Cgil, Cisl e Uil lanciano l’ennesimo grido di allarme. “Non si può più accettare una situazione del genere, è l’ennesimo operaicidio nella nostra città. Questa tragedia senza fine sta diventando una piaga sociale”.

