Patatine e kebab per Galvagno. Palermo, li ritira l'autista in auto blu

Patatine e kebab per il presidente Galvagno. Li ritira l’autista in auto blu

Gli spostamenti hanno fatto scattare l'ipotesi di peculato

PALERMO – L’autista usava l’auto blu, una Audi A6, per andare a comprare patatine e kebab. Era la cena del presidente dell’Ars. Questo e altri spostamenti in macchina hanno fatto scattare per Gaetano Galvagno anche l’accusa di peculato.

I finanzieri annotano quelli che definiscono: “Elementi che provano che l’autista Roberto Marino utilizzi l’autovettura di servizio anche per finalità non istituzionali, alcune delle quali a conoscenza ovvero disposte dallo stesso Gaetano Galvagno (ad esempio accompagnare parenti di quest’ultimo come la madre e la sorella Giorgia) nonché personali (accompagnare parenti allo stadio, in aeroporto) per acquistare generi alimentari ricoverando il mezzo sovente presso la sua abitazione e non presso la sede dell’Ars”.

Il regolamento è chiaro: “Il presidente dell’Assemblea, per le esigenze di rappresentanza e di servizio proprie, del Gabinetto e della segreteria particolare, ha assegnate due autovetture, di cui una a disposizione, e tre autisti”.

Galvagno, le contestazioni per l’auto blu

Secondo la Procura di Palermo, nulla c’è di istituzionale nel fatto che Galvagno chiami l’autista per comprare, alle 21:50 di un giorno di novembre 2024, “tre kebab e una porzione di patatine”. Gli piacevano quelli cucinati in uno dei negozi della catena Skk in via Terrasanta. Poi indicava anche il luogo di consegna, che non era casa Galvagno.

La portavoce e l’autista

Ci sono poi le telefonate della sua ex portavoce Sabrina De Capitani (che si è dimessa nei giorni scorsi). Ad esempio chiamò direttamente l’autista di Galvagno per chiedergli se potesse accompagnarla a casa. Risposta affermativa dell’autista. La tappa successiva fu l’autoscuola dove la portavoce dimissionaria doveva sostenere l’esame per la patente di guida.

La portavoce si muoveva spesso in taxi. Un giorno De Capitani, in previsione del suo arrivo a Milano, chiese al compagno di farsi trovare in aeroporto “perché non vorrei approfittarne perché già metterò in nota spese (il taxi ndr) facendo finta di essere andata a Brera... scrivo Monza-Brera che sono 93 euro perché la ragioneria dice sempre che c’è l’organo di vigilanza… guarda tutti gli scontrini ma sarà che uno deve fare questo di lavoro? Guardare i taxi e gli scontrini”. La nota spese era a carico della Fondazione Federico II di cui Galvagno è presidente e De Capitani consulente con un contratto di collaborazione cper lo sviluppo di attività culturali, eventi e comunicazione.

A giudicare dalle intercettazioni dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria ad usare l’auto blu sarebbe stata spesso anche la sorella di Galvagno, Giorgia, a volte per essere accompagnata negli uffici della Fondazione Dragotto e incontrare Marcella Cannariato. Giorgia Galvagno, che non è indagata, ha dato prova di conoscere molte delle vicende finite sotto inchiesta.

Cannariato per tutelarne l’immagine, pur ribadendo la propria “onestà intellettuale”, si è dimessa dalle cariche ricoperte alla Fondazione Dragotto, in Sicily by car e nel Consiglio di indirizzo del Teatro Massimo.

Dubbi su missioni e scheda carburanti

Nel contesto dei progetti e degli eventi organizzati da Cannariato e finanziati con soldi pubblici si sarebbe consumato il patto corruttivo contestato dalla Procura di Palermo anche al presidente Galvagno.

C’è un capitolo ancora in fase di approfondimento investigativo e legato sempre alle auto blu. Galvagno firmava le schede di missione dell’autista Martino che a sua volta avrebbe usato la macchina per sbrigare faccende personali e accompagnare parenti. Spesso l’avrebbe parcheggiata a casa sua e non all’Ars come da regolamento.

Dubbi ci sono pure sulla compilazione della scheda carburanti e sul reale utilizzo della benzina per la macchina di servizio. I finanzieri stanno incrociando i dati con la documentazione raccolta in un distributore di carburanti.


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