Palermo, le risate della preside dello Zen e l'ombra sul Pnrr

Palermo, le risate della preside dello Zen e l’ombra sul Pnrr

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Le intercettazioni nella scuola "Giovanni Falcone" allo Zen

PALERMO – “Senti ho trovato altri due bandi del Pnrr”, diceva la preside dello Zen Daniela Lo Verde, finita agli arresti domiciliari. Era lo scorso maggio e le microspie erano accese alla scuola “Giovanni Falcone”.

“Figo e di cosa?”, chiedeva il suo vice, Daniele Agosta. “Boh, devo ancora capirci, mi sono registrata ma non sono riuscita ad entrare ovviamente, la email vale ventiquattro ore… tutti e due li dobbiamo fare, non lo so in che cosa consistono e non so che impegno richiedono”, rispondeva il dirigente scolastico. Una cosa era certa, la cifra: “Totale finanziamento settemila e trecento”. “Per fare cosa? Ahahaha”, rideva Lo Verde. Che aggiungeva: “… ma lo dobbiamo fare? Ma di che cosa è esattamente?”. “Che cazzo ne so io…”, concludeva Agosta.

Non è solo una delle tante intercettazioni dell’inchiesta della Procura europea, ma dovrebbe essere una spia. Un invito ad interrogarsi su come saranno spesi i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e sulla effettiva capacità di incidere sul rilancio delle periferie.

I due progetti fanno parte di una misura specifica per la “Riduzione dei divari territoriali delle scuole secondarie di primo e secondo grado e alla lotta alla dispersione scolastica”. Atri progetti allo Zen, come è emerso dalle indagini dei carabinieri, sono andati deserti. Ecco perché sarebbe stato necessario fare carte false per rendere reali le presenze fantasma dei ragazzi.

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C’è il rischio che i soldi del Pnrr siano spesi senza raggiungere gli obiettivi. Gli investigatori nel piccolo caso spia dello Zen rimarcano la superficialità dei dirigenti scolastici: “Giova evidenziare il fatto che, nonostante la preside non sapesse minimamente in cosa consistessero i progetti e che tipo d’impegno richiedessero i bandi in questione, ella esprimeva la sua volontà di parteciparvi comunque”.


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