Palermo, Iacolino vince il ricorso: restituiti 87.790 euro

Il Tribunale del Riesame dà ragione a Iacolino: restituiti 87.790 euro

Iacolino
Accolto il ricorso della difesa

PALERMO – Il Tribunale del Riesame accoglie il ricorso della difesa. Restituiti i soldi sequestrati a Salvatore Iacolino. Gli avvocati Giuseppe Di Peri, Arnaldo Faro e Pietro Canzoneri avevano sostenuto la “assoluta proporzionalità” fra i redditi familiari dell’ex manager della sanità e gli 87.790 euro trovati nella cassaforte di casa. Non si conoscono ancora le motivazioni del provvedimento del collegio presieduto da Simona Di Maida. Bisognerà attendere 45 giorni.

Dopo il primo sequestro probatorio, la Procura di Palermo aveva disposto quello preventivo ritenendo che il denaro fosse provento del reato di corruzione.

Buste e un borsello pieni di soldi a casa Iacolino

Su tratta di tre buste, una sacca e un borsello con i soldi legati con delle fascette. Per la precisione 87.790 euro. L’accusa sosteneva che fossero la conferma dell’esistenza del patto corruttivo fra il manager della sanità e l’imprenditore mafioso di Favara, Carmelo Vetro.

Il legame con Vetro

Nel decreto di sequestro veniva ricostruito il legame fra Vetro e Iacolino “connotato da una totale disponibilità di quest’ultimo nell’assecondare le richieste del primo, finalizzate ad avere aiuto per le esigenze economiche e le prospettive imprenditoriali della Ansa Ambiente”. Si tratta della società del cognato di Vetro, Antonino Lombardo, che sarebbe riuscita ad ottenere commesse pubbliche dietro il pagamento di tangenti al dirigente dell’assessorato regionale alle Infrastrutture Giancarlo Teresi.

“Vetro Carmelo ha sfruttato sistematicamente Iacolino per instaurare, mantenere e rinsaldare rapporti interpersonali con figure apicali dell’amministrazione regionale, nel settore dei lavori pubblici e della sanità – scrivevano i pm – nel proprio interesse e in quello di persone a lui vicine, come nel caso dell’imprenditore Giuseppe Aveni”.

Il manager avrebbe messo a disposizione i suoi contatti con amministratori locali, burocrati e politici per favorire Vetro. Secondo i pm, il denaro sarebbe frutto di corruzione o ricettazione.

La difesa dell’ex manager

Iacolino ha sostenuto che i soldi altro non erano che risparmi leciti, risalenti al periodo tra il 2009 e il 2014, quando è stato eletto europarlamentare per Forza Italia, e riferibili agli stipendi da dirigente generale della Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Sanità (di recente era passare alla direzione generale del Policlinico di Messina da cui si è dimesso). Nel ricorso i legali hanno aggiunto anche che il manager custodiva in casa anche i regali di matrimonio della figlia che ha vissuto fino al 2024 con i genitori. La difesa ha prodotto una consulenza per ricostruire i singoli prelievi.


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