"Paolo, il mio ragazzo generoso | Noi abbiamo sete di giustizia"

“Paolo, il mio ragazzo generoso | Noi abbiamo sete di giustizia”

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Paolo La Rosa
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Parla Loredana Zerbo, mamma del ventunenne Paolo La Rosa, ucciso a Terrasini

PALERMO- Paolo che ha le braccia lunghe lunghe, come certi giganti buoni delle favole. Paolo che, quando entra da qualche parte, è come aprire la finestra in faccia a un sole inaspettato: credevi fosse autunno, invece è già estate, il tempo della felicità. Paolo La Rosa, ucciso davanti a una discoteca, ragazzo allegro e generoso che lascia un vuoto incalcolabile. E non è il solito modo di dire: se entri dentro la voragine, rischi di non venirne fuori più.

Paolo che vive e vivrà per sempre nelle carezze di Loredana,  la sua mamma, una donna minuta con un coraggio smisurato. Suo l’appello al funerale del figlio per calmare gli animi: “Cerchiamo giustizia, nessuno persegua la vendetta”.

Loredana Zerbo, insegnante, che passa le sue ore a contatto con i ragazzi e ne conosce paure, speranze e segreti, adesso dice: “Penso che le mie parole siano servite a placare la rabbia che è diventata sete di giustizia. Noi questo chiediamo: giustizia. Mio figlio era un ciclone, magari mi faceva confondere per quante cose contemporaneamente diceva e pensava: ‘Mamma, facciamo questo, mamma facciamo quello…’. Mi riempiva la vita in tutti i modi. Io facevo finta di arrabbiarmi o mi arrabbiavo sul serio e lui mi abbracciava con quelle sue braccia lunghe. Paolo era un gigante, aveva quarantasei di piede. Mi stringeva forte e mi baciava”. Una mamma lo sa cosa c’è nel cuore di un figlio. Di quel bambino nato dall’amore, che ha un suo cammino, con le sue scarpe, con i suoi sentimenti, con i suoi poster di sogni appesi al muro.

“Paolo era buono, affettuoso, generoso, tutti lo ricordano per questo. E tutti lo rimpiangono e non si danno pace. Sì, era generosissimo. Andava a comprarsi qualcosa e non tornava se non aveva fatto un regalo a qualcuno. Noi abbiamo un ristorante. Era un grande lavoratore e se portava gli amici doveva sempre offrire lui. Ecco, sì, era come il sole. Un sole sfolgorante, quasi da indossare gli occhiali scuri. Arrivava e i miei occhi brillavano”.

Sono tutti grandi lavoratori. Una famiglia perbene, di gente che suda il suo pane e non conosce scorciatoie. Genitori che ti mettono sulla strada giusta e poi cala, atrocemente, il buio per una violenza inspiegabile.

La professoressa Loredana sa a memoria il mare in cui naviga: “I ragazzi di oggi spesso sono superficiali, non si rendono conto delle conseguenze delle loro azioni. Noi abbiamo sete di giustizia, la vendetta non è un nostro pensiero. Giustizia significa che chi ha fatto questo, chi ha tolto Paolo all’amore, deve essere punito, perché la vita è importante, non può essere spezzata mai, figuriamoci per una sciocchezza. Ragazzi, state sempre attenti a quello che fate. Noi vivremo con il nostro dolore”.

Ma ci saranno ancora gli abbracci, lo spalancarsi di una finestra che fuori sembrava autunno ed è già estate. Ci sarà un ritrovarsi e un dolce arrabbiarsi o fare finta. Nessun figlio muore mai davvero nel cuore di sua madre.

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