Papa Francesco, l'amore di Palermo

L’amore di Palermo per Papa Francesco

Le preghiere e le speranze per 'Papa Ciccio'
L'AFFETTO PER IL PONTEFICE
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Non è una mancanza di rispetto, ma un segno tangibile di tenerezza. Quando un palermitano cambia il nome a qualcuno, magari con un vezzeggiativo, è perché quella persona ha preso profondamente dimora nel suo cuore.

E così, pubblicamente, sui social e, privatamente, nei discorsi, è tutto un affiorare di parole buone e trepidanti su Papa Francesco, che affronta la sua malattia, con una definizione autoctona.

Lo chiamano (e lo scrivono) ‘Papa Ciccio’, perché Francesco, a Palermo, si declina così. “Papa Ciccio, resta con noi”. “Papa Ciccio, guarisci”, con una familiarità che commuove.

Come se Papa Bergoglio potesse alzarsi dal suo letto e tornare qui a consumare un panino con le panelle, in riva al mare di Mondello. Per noi palermitani ciò che amiamo diventa subito familiare.

Papa Francesco è legato a Palermo da un amore fortissimo. Il rapporto con Biagio Conte, per esempio. Nel corso della sua visita, il pontefice fu ospite della Missione, a pranzo. E condivise, ancora una volta, lo sguardo dei poveri.

Quando l’uomo che si era dedicato agli ultimi è scomparso, il saluto del Papa ha testimoniato quel legame di affetto, ricordando: “La coraggiosa testimonianza evangelica di questo discepolo di Cristo che ha acceso una fiamma d’amore nella città di Palermo e nel cuore di quanti lo hanno incontrato”.

Era il settembre del 2018. Il viaggio di Papa Francesco raccontò, con luminosa forza, i sogni di una città. E stabilì un rapporto che il tempo non ha cancellato.

Le parole del nostro ‘Don Corrado’ sono un suggello: “Accompagniamo questo delicato momento della malattia del nostro amato Papa Francesco e stiamogli vicino con l’affetto e la preghiera”.

Ora, siamo tutti lì, con ‘Papa Ciccio’ al suo capezzale, in preghiere e sussurri. C’è Palermo, con il mondo. C’è Palermo con il suo amore senza tentennamenti che cambia il nome e non smette mai di sperare.


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