Paparcuri: "Io, vittima della mafia, tradito dall'antimafia"

Paparcuri: “Io, vittima della mafia, tradito dall’antimafia”

Parla il collaboratore di Falcone e Borsellino, sopravvissuto alla strage Chinnici.
23 MAGGIO
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“Sono amareggiato, una certa antimafia mi ha tradito. Non so se mi inviteranno per le commemorazioni delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Se accadrà, penso che non andrò”.

Giovanni Paparcuri, 67 anni, rimase gravemente ferito nell’attentato che costò la vita al giudice Rocco Chinnici e ad altre vittime innocenti. Fu, successivamente, tra i più vicini collaboratori dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Dopo averlo materialmente, con altri, messo a punto, ha condotto tanti visitatori nel cuore del bunkerino, il museo che riproduce la stanza di Falcone e Borsellino a Palazzo di giustizia. Quel rapporto si è interrotto. Giovanni è andato via. Ha lasciato il suo incarico gratuito di memoria storica, molto rimpianto da chi scorgeva, a ragione, in lui una voce limpida di quei luoghi. Una cronaca, con il suo botta e risposta, che abbiamo seguito.

Giovanni, perché te ne sei andato?
“Ci sono stati diversi contrasti e tante incomprensioni. La storia è finita sui giornali e non mi va di riprenderla. Ho fatto la scelta giusta, dal punto di vista personale. Ma mi fa male. Molto male. Lì c’è tutto”.

Tutto?
“Quella era la mia casa, con i miei ricordi, con oggetti che conosco, con un’aria che, mentre la respiravo, riconoscevo. Ultimamente, ho accompagnato una persona che ci teneva ad avermi accanto, al bunkerino. Per entrare ho dovuto chiedere l’autorizzazione. Io, che sono una vittima di mafia e che, per miracolo, non sono morto con il dottore Chinnici…”.

Dalla voce sembri ferito: è così?
“Sì. Mi sento tradito da un certo tipo di antimafia, da chi vuole apparire, da chi racconta ancora bugie. Non so se sarò invitato, per gli anniversari. Ma penso che non andrò”.

Chi racconta bugie?
“Non mi interessa polemizzare. Dico solo che io so, perché c’ero. Il dottore Falcone e il dottore Borsellino mi volevano bene, si fidavano di me, erano al mio matrimonio (nella foto in basso). Ma è la storia che si ripete, con la stessa ipocrisia. Davanti alla bara del dottore Falcone, c’erano molti di quelli che gli avevano reso la vita impossibile”.

Quel giorno, il 23 maggio.
“Mi stavo facendo la doccia, eravamo stati a un matrimonio e c’era caldo. Mi chiama mia figlia Giorgia che, all’epoca, aveva quattro anni: ‘Papà, papà, hanno fatto del male a Falcone…’. Giorgia, ma che dici…”.

Invece era vero.
“Sì, era vero, purtroppo. Mi precipito al pronto soccorso del Civico. Da una porta a vetri spunta Il dottore Borsellino con la faccia pallidissima. Capisco che il dottore Falcone è morto. Poi saprò che era spirato tra le sue braccia, le braccia del suo migliore amico. Chiedo notizie della dottoressa Francesca Morvillo. Mi spiegano che la stanno operando in un altro reparto”.

E che fai?
“Mi precipito. Ma, dopo un po’, si capisce che è morta anche lei”.

Cosa pensavi?
“Ero distrutto. Pensavo, soprattutto, al dottore Borsellino. Sapevamo che lui sarebbe stato il prossimo, come è successo. Lo sapevano tutti. Ma nessuno ha avuto la forza di impedirlo”. (Roberto Puglisi)


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