"Per l'estero siamo una novità| Con Manifesta più investimenti"

“Per l’estero siamo una novità| Con Manifesta più investimenti”

“Per l’estero siamo una novità| Con Manifesta più investimenti”
L'assessore Cusumano
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L'assessore alla Cultura Cusumano (nella foto): "Il mondo ci guarda con attenzione".

PALERMO – Manifesta, la candidatura a capitale italiana della cultura, Zac, gli spazi culturali come la Gam e il Montevergini e una nuova, grande biblioteca ai Cantieri della Zisa. Palermo non vive di solo Festino, anche se sarà proprio questo il primo di una serie di eventi culturali che nei prossimi anni animeranno la città. “Manifesta è un’opportunità unica e porterà turismo, grandi capitali e visibilità, ma senza dimenticare le realtà locali. Vogliamo dare a Palermo un profilo internazionale”, spiega l’assessore alla Cultura Andrea Cusumano, artista e docente in Inghilterra che dal 2014 è nella squadra di governo del sindaco Orlando. “Nel mondo si guarda con grande attenzione a ciò che si sta facendo a Palermo, la città è vista come una novità sulla scena internazionale che offre una visione diversa sui temi dell’accoglienza, del sincretismo culturale e del Mediterraneo, è un momento propizio che va alimentato e coltivato. Pur riconoscendo e senza sottovalutare le mille difficoltà, non è il momento di piangersi addosso”.

Non pochi sono rimasti sorpresi dalla scelta della giunta di concorrere per il titolo di capitale italiana della cultura per il 2018. “Nell’autunno del 2018 Palermo sarà già capitale europea dell’arte contemporanea grazie a Manifesta12 – dice Cusumano – volendo moltiplicare l’effetto di questo importante riconoscimento abbiamo pensato di estendere all’intero anno le attività, soprattutto quelle rivolte alla dimensione territoriale e ai giovani artisti grazie all’opportunità offerta da questo bando di candidatura come capitale italiana. Il progetto è stato impostato come opportunità per consolidare il sistema virtuoso di collaborazione con le principali istituzioni culturali della città, l’Università, l’Accademia, il Conservatorio, il Teatro Massimo, il Biondo, la Fondazione Sicilia per esempio, ma anche altre realtà private come il Museo Pasqualino, i Figli d’Arte Cuticchio, la Fondazione Sambuca, il progetto Valsecchi, il Brass. La candidatura rappresenta anche il primo progetto costruito insieme alla città di area vasta, la vecchia provincia, e coinvolge Castebuono con il museo civico, Cefalù, Bagheria e Monreale”. Una sfida di non poco conto, visto che l’eventuale vittoria comporterebbe uno stanziamento straordinario fino a un milione di euro.

“Con Manifesta già in porto e diverse linee di intervento già attivate, inclusi investimenti di privati, si potranno attrarre più risorse”, spiega l’assessore che punta molto sulla biennale d’arte contemporanea che si terrà a Palermo fra due anni. “L’arte contemporanea è un fenomeno di nicchia che però ha ricadute sul territorio enormi, porta grandi capitali e dà molta visibilità. Manifesta è un’opportunità unica, ma dovrà essere ben governata per dare sviluppo al territorio. Su questo c’è molta affinità d’intenti con la Direttrice Hedwig Fijen. Il percorso verso Manifesta inizierà già all’inizio del 2017 e l’evento verrà strutturato in modo da creare un impatto anche negli anni a venire. Non è un caso che per il curatore stiamo cercando una persona che possa guardare alla città nella sua interezza e complessità, qualcuno che sappia pensare un progetto da un punto di vista urbanistico e non solo curatoriale. L’attenzione è anche alle specificità di Palermo che non devono essere deteriorate, rischio presente con eventi di questo tipo. Il nome del curatore verrà annunciato a brevissimo e sarà una vera sorpresa. La candidatura a capitale della cultura italiana nello stesso anno, se sarà vincente, potrà accelerare ed estendere gli obbiettivi che si vogliono raggiungere con Manifesta”.

L’evento più immediato, e insieme più tradizionale, è però il Festino di Santa Rosalia dedicato a Giuseppe Pitrè. “Anche sul Festino si è pensato in termini strutturali. Quest’anno il bando è uscito con largo anticipo rispetto agli anni passati e l’introduzione della biennalità consentirà di cominciare a lavorare al Festino 2017 da subito, con tutto quello che comporta in termini di vantaggio sulla comunicazione, sul turismo e sull’organizzazione dell’evento. Mi pare un dato significativo. Nello specifico il Festino di quest’anno si è concentrato sul tema Pitrè, nel suo centenario, e sulla valorizzazione dell’Arabo-Normanno. Ci sarà una Santuzza disegnata da un artista di Palermo, in Colombia, e verranno alcuni danzatori dalla festa di Santa Rosalia colombiana. Il carro sarà composto da quattro parti, una per mandamento, esposte separatamente e riassemblate per il 14. Lo spettacolo diretto da Lollo Franco partirà dal piano di Palazzo Reale e avrà come voce narrante Lando Buzzanca e la presenza della bellissima e bravissima Lorena Cacciatore, perchè Rosalia è bellezza. Vi saranno coreografie aeree e video mapping, dando una dimensione verticale alla drammaturgia per rendere lo spettacolo più fruibile. Una festa spettacolare e piena di sorprese, ma con un nucleo di contenuti forti. La tradizione dunque come opportunità per comprendere il presente e dare risposte. Tanti eventi collaterali a partire da giorno 10 e naturalmente la processione il 15 come culmine delle celebrazioni religiose per Rosalia. Il Festino, come dice don Corrado, deve essere un momento di convivialità responsabile. Condividere insieme e trasmettere all’esterno l’immagine di una città in controtendenza contro il sorgere di nuovi egoismi, isolamenti e chiusure antistoriche. Palermo è città dell’accoglienza”.

La convinzione comune, però, è che la cultura produca pochi profitti e pochi vantaggi per una città. Tesi che Cusumano rispedisce al mittente. “Investire in cultura vuol dire saper avere visione, quello di cui ha bisogno Palermo e che il sindaco ancora una volta sta dando alla città. Non è possibile uscire dall’emergenza continuando a combattere solo l’emergenza, occorre una visione per la città. Io sono stato chiamato poco più di un anno e mezzo fa per dare a Palermo un respiro culturale che possa guardare oltre i confini dell’Isola. Tutto ciò a vantaggio della città, dunque anche dei suoi artisti operatori culturali. Credo che l’intera programmazione di Zac, Manifesta e la collezione Valsecchi a Palazzo Butera siano esempi di come tale lavoro sia stato fatto con successo. Naturalmente sto lavorando ad altri progetti di questa entità per la città che spero di poter annunciare a breve e che serviranno a rilanciare ulteriormente la nostra immagine sul territorio nazionale ed estero. Sono realtà che portano investimenti, turismo e crescita. È un percorso avviato che richiede tempo, ma i primi segnali sono positivi e lasciano ben sperare che se si continuerà in questa direzione sarà possibile un nuovo corso. Naturalmente le realtà locali non vanno tralasciate, anzi sono sinergiche a tale cambiamento e devono essere coinvolte in questi processi. L’obiettivo ultimo è quello di dare sostenibilità ai progetti culturali e in tale prospettiva è necessario uscire dalla logica del pubblico come unico referente. I soldi pubblici sono sempre meno, dunque questo passaggio è un atto di responsabilità”.

Il capoluogo è, dal 2015, anche patrimonio dell’umanità grazie al riconoscimento Unesco del percorso arabo-normanno, che però finora stenta a decollare visto che mancano la segnaletica e il materiale informativo. “Il progetto è già predisposto ed è curato da un comitato di pilotaggio, unico esempio in Sicilia nonostante sia l’ultimo sito riconosciuto. L’info point è stato allestito a Palazzo Gulì, la grafica e tutto il materiale di comunicazione sono già stati predisposti, scegliendo i progetti tramite gara. Adesso si attende il bilancio per stanziare le somme necessarie a realizzare il resto e collocarlo”.

Altra nota dolente è la scarsissima spesa per l’acquisto di nuovi libri per le biblioteche pubbliche. “Ci sarebbe da spendere molto di più per progetti culturali in genere, musei, teatri, eventi e naturalmente biblioteche, ma le risorse sono quelle che sono. Io ho enormi difficoltà a programmare perchè a causa dei tagli nazionali e regionali al Comune, e dei ritardi nelle approvazioni dei bilanci, è veramente difficile governare. Difficoltà che conoscevo quando ho accettato l’incarico, dunque inutile lamentarsi. Mi rimbocco ogni mattina le maniche e lavoro con tutte le mie energie per il bene della città e con i mezzi e gli strumenti a disposizione abbiamo fatto miracoli. Il sindaco ha scritto una lettera al ministro Franceschini con una serie di obiettivi per la cultura e la richiesta di contributi per realizzarli, abbiamo partecipato a bandi comunitari e stiamo preparando altre domande: è evidente che le risorse proprie non sono sufficienti per le nostre ambizioni, quindi siamo fiduciosi che si riuscirà a ottenere qualcosa in più da spendere. La candidatura a capitale italiana della cultura fa ovviamente parte di questo percorso. Occorre darsi da fare e lo stiamo facendo. Questa settimana sono stato al Pac di Milano per inaugurare la mostra Tatuare la Storia, su artisti cubani dagli anni ‘60 ai giorni nostri. Dopo il Pac la mostra approderà a Zac, ai Cantieri Culturali alla Zisa in ottobre. Milano ha investito quasi dieci volte quanto abbiamo potuto investire noi per l’evento, eppure la sinergia con loro ci ha consentito di fare una mostra di calibro internazionale altrimenti impossibile con le risorse che ho a disposizione. Un esempio di come, con soluzioni ‘creative’, si sia riusciti a realizzare il sogno di una galleria civica di arte contemporanea a Palermo che sia al pari con altre grandi istituzioni internazionali. Ultimamente ho viaggiato molto per lavoro a Zurigo, Londra, Parigi, Milano: dovunque vado si guarda con grande attenzione a ciò che si sta facendo a Palermo”.

C’è poi il capitolo della gestione dei musei e degli spazi espositivi, che spesso fanno capo a soggetti diversi e faticano a raccordarsi. “Intanto ho messo a sistema i siti della città istituendo i poli cittadini, ovvero quello espositivo con Zac, Gam, Galleria di Palazzo Ziino ed Ecomuseo del Mare che è già in piena funzione; quello performativo che è in fase di definizione e che è la prossima priorità, in particolare Montevergini e Garibaldi; e poi quello bibliotecario e archivistico con alcuni importanti progetti in via di definizione come una grande biblioteca ai Cantieri della Zisa, i cui lavori inizieranno nel 2017 con i fondi del patto per Palermo; infine il polo etno-antropologico. Ho dato priorità ad operazioni strutturali che consentiranno maggior sostenibilità ai progetti avviati, un’operazione che richiede tempo per essere ultimata. In biblioteca abbiamo presentato qualche giorno fa al pubblico le sale lignee finalmente restaurate e con tutti i volumi ricollocati, si sta procedendo al restauro delle teche lignee a San Michele e alla catalogazione della donazione della biblioteca di San Martino, si stanno collocando i volumi sulle nuove torri libraie e dunque finalmente si potrà riaprire la biblioteca al pubblico, una priorità assoluta. Al Museo Pitrè si sta ultimando il progetto di riallestimento con le nuove vetrine e, in ottobre, in occasione del festival per il centenario di Pitrè si riaprirà il museo nella sua nuova veste. Palazzo Ziino riprenderà a settembre con una nuova programmazione, sino a giugno 2017, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti dedicata all’arte giovane della città. Zac va a gonfie vele ed ai Cantieri abbiamo assegnato quasi tutti i capannoni dismessi ad associazioni giovani che hanno ottenuto finanziamenti extracomunali sia per il restauro che l’allestimento dei siti, che per lo start-up delle attività. Condivido la necessità di creare un sistema anche con altri spazi. Intanto si sta attivando il processo con la ex Provincia, e la candidatura a Palermo Capitale della Cultura Italiana è il primo progetto che si stila in tale direzione, poi ci sono i progetti con l’Università, l’Accademia e il Conservatorio, i progetti con i privati tra cui spicca naturalmente la co-progettazione su Palazzo Butera. Credo che l’obiettivo debba essere quello di raggiungere una sorta di ‘Vie dei Tesori’ permanente e anche per Manifesta si sta ragionando su questo modello. La città, il centro storico, le borgate marinare e le periferie come polo museale e culturale diffuso. Sulla sinergia tra istituzioni culturali si sono fatti passi da gigante in pochissimo tempo, bisognerebbe ricordarsi come funzionava questa città sino a qualche anno fa, c’è ancora molto da fare ma il solco è tracciato e la direzione è quella giusta. In passato Palermo ha dato l’impressione di essere sempre in potenza, costantemente in procinto di… speriamo che sia la volta buona per un cambiamento più strutturale, ma per fare ciò non basta né la visione, né la volontà dell’ amministrazione, bisogna che anche i cittadini s’impegnino in prima persona. Moltissimi lo fanno già, ma credo che ci siano ancora margini da ampliare e in questo la cultura può aiutare molto”.

Ma quali saranno gli obiettivi per questo ultimo anno di sindacatura? “Cantieri, l’avvio di Maniesta, Garibaldi, Spasimo e Montevergini, due progetti internazionali in corso con trattative che spero di portare a termine e naturalmente la programmazione a cui lavoro costantemente, perchè il mio lavoro non guarda solo a Palermo sino alle prossime elezioni. Sto già lavorando a progetti per ottenere risorse utili almeno sino al 2019 e anche la scelta di Manifesta è rientrata in questa logica. L’abbiamo voluta per la città, l’impegno è nostro, le risorse le stiamo mettendo adesso ma Manifesta sarà nel 2018. Non si può governare una città pensando al proprio orticello, andare oltre le logiche personali non è solo utile: per quanto mi riguarda è un imperativo etico. Questa visione è naturalmente condivisa in primis dal sindaco e da tutti i colleghi della giunta, non è un caso che i più grossi progetti finanziati, come il Pon Metro ed il Patto per Palermo, vedranno la maggior parte delle risorse spendibili dal 2018 in poi. Andare a caccia di voti non serve… Lavorare con una prospettiva per la città significa creare consenso, che è l’opposto del lavorare in modo punteggiato e alla ricerca di singoli consensi. Io finirò il mio mandato consapevole che parte del lavoro che ho iniziato, a partire da Manifesta, dovrà essere portato avanti anche dopo, in modo che i semi piantati possano crescere ed in questo bisognerà avere senso di comunità e non di appartenenza”.

 

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