"Pestato a sangue in via Cavour"| Incubo per un giovane senegalese

“Pestato a sangue in via Cavour”| Incubo per un giovane senegalese

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Commenti

    Non ci sono parole, spero che questi delinquenti vengano individuati

    Complimenti a 2 ragazzi palermitani che hanno prestato aiuto al senegalese riuscendo nel loro intento. Non era facile e ci voleva fegato visto che c’erano 30 vigliacchi aggressori

    La canea vigliacca dei razzisti e degli odiatori cerca di farsi notare anche per la strada a Palermo, oltre quella che preferisce rigurgitare le stesse vigliaccate sul web e sui blog. Confidiamo nella celere individuazione di questi delinquenti da strapazzo e nei provvedimenti che dovranno essere presi nei loro confronti. Speriamo che almeno così, come si dice in occasioni del genere, “s’insignanu e si levanu u viziu”

    Tutta la mia solidarietà a questo povero ragazzo, che onestamente cerca di andare avanti guadagnandosi il suo pane. Palermo non è questa…. questa è quella fetta limitata dove l’ignoranza fa da padrone.
    Auguri di buona ripresa al ragazzo. Palermo è integrazione, loro solo disadattati.

    Solidarietà al nostro fratello del Senegal. Ma accettarsi prima di scagliare qualsiasi pietra,chi sono davvero i colpevoli, non è bello sentire sempre parlare di razzismo ogni volta che si sente che un extracomunitario è stato pestato.ma sono stati davvero palermitani o altro?

    Per questi vigliacchi , dopo averli presi , speriamo di sì , nessun perdono , e pene
    esemplari , e severe . La società si deve difendere da questa deriva , così come
    ci difendiamo dai virus , se no l’emulazione può portare a gravi conseguenze .

    Ecco gli idioti codardi che girano a notte fonda in questa città. Auguri di pronta guarigione alla vittima.

    Su questo blog (ringrazio live sicilia) ho sempre espresso liberamente e civilmente, la mia opinione sul sul tema immigrazione, criticando le politiche introdotte in merito alla gestione dei flussi migratori da parte della sinistra; secondo il mio modesto parere, si sono dimostrate fallimentari ed hanno prodotto disastri immensi per il nostro bel paese.
    Esprimere e manifestare pacificamente opinioni ed idee anche contrapposte rispetto ad altri è legittimo e sacrosanto (il sale della democrazia) .
    Episodi come questi (da cui mi dissocio totalmente), invece, sono vergognosi ed inqualificabili, ed ogni volta che accadono mi fanno vergognare di essere cittadino italiano ed in questo caso anche siciliano (Chi si fa i ca**i suoi campa cent’anni).
    Indipendentemente dalla nostra fede politica, dal colore della nostra pelle o dalle nostre origini dobbiamo imparare una semplice arte: vivere insieme.

    Ecco la prima “scienziata” della serata

    Da notare che, a differenza che nei paesucoli governati dalla lega, come a nord, qui abbiamo gente coraggiosa in difesa dei diritti umani.
    E tuttavia, come sempre, i cosiddetti e soliti “leghisti de noantri” guardano il dito anziché la luna, guardando il problema dell’ordine pubblico (giustissimo, ma non è questo il solo problema in questo caso), anziché il problema del razzismo casalingo di quattro delinquenti vigliacchi. Ma stare zitti no?

    Palermitani di ogni colore non direi considerando che x esserlo bisogna avere la cittadinanza Italiana.

    Giusto. Hai visto mai che via Spinuzza fosse diventato luogo di richiamo per energumeni provenienti da Alpha Centauri?

    la lega si dissocia dalla matrice razzista? ma che parac…… la colpa è anche vostra non vi pulite la coscienza siete colpevoli….leghisti al sud mha!

    Secondo te che erano, UFO?

    La Palermo onesta civile e perbene esprime solidarietà al giovane immigrato vittima di delinquenti razzisti

    Di aggressioni dello stesso tipo, negli ultimi periodici ce ne sono state tante e nei confronti di palermitani; questa aggressione è come le altre accaddute, sono sempre la stessa feccia ad aggredire, qui hanno usato parole diverse, ma la motivazione è sempre la stessa: violenza gratuita, per fare i gradassi, magari filmare e poi riderne tutti insieme; non cercate razzisti, ma solo degli stronzi violenti e vigliacchi.

    L’animale che ha commesso questa indegna azione, al pari di tutti gli “spettatori”, non e’ altro che un emerito vigliacco, incivile degno di stare in un porcile. Gli “spettatori” devono semplicemente vergognarsi;gente senza dignità. Volevo vedere se era un loro figlio a essere percosso cosa avrebbero pensato.

    Fuori i razzisti da Palermo!

    Palermo è antirazzista! Bisogna mobilitare la città contro il razzismo!
    i razzisti devono sentirsi isolati

    Tolleranza zero contro i razzisti e contro gli istigatori dei razzisti

    Si gente molto coraggiosa abbiamo in Sicilia che rischiano la propria incolumità fisica x i diritti umani. ahhha

    Palermo è integrazione? Si a parole.

    Sbagliato.
    Palermitano significa in primis “nato a Palermo” (e in virtù dello ius sanguinis non ogni nato a Palermo è cittadino italiano. Inoltre, l’aggettivo può essere utilizzato per indicare la popolazione residente, non necessariamente anche in questo caso costituita da cittadini italiani.

    IN QUESTO CASO GLI IMMIGRATI SONO I PANORMOSAURI ,RAZZA DA ESTINGUERE

    Sig.ra Orlandina non c’è di peggio che commentare in siti ove prevalgono letture con gli occhiali del pregiudizio.
    Concordo con lei. Prima di ragliare come taluni, occorrerebbe conoscere a fondo la verità dei fatti.
    Cara signora, oggi parlare di razzismo fa tanto chic…

    La mia completa solidarietà al ragazzo senegalese e al suo papà.
    Non possono esserci tentennamenti nel condannare episodi del genere che confermano la deriva criminale di questa Città inesorabilmente intrapresa da un decennio.
    Ricordate la triste moda del “knockout” degli anni scorsi a danni di ignari passanti? Fino alle aggressioni improvvise e immotivate contro pedoni in via Maqueda e via Roma, solamente di pochi mesi fa. In tutti i casi le vittime furono prese a caso, indipendentemente dal censo, status, culto, colore della pelle, per puro divertimento, per sfregio al diritto naturale dell’uomo. Attribuire agli aggressori organizzati in gang (come branchi famelici) forme culturali e ideologiche, ancorché contrarie alla civiltà, significherebbe riconoscer loro una pur vaga essenza umana, in cui loro stessi non si riconoscono.
    Allora non scomodiamo il razzismo e prendiamo atto che Palermo è diventata violenta, gratuitamente violenta, in qualsiasi manifestazione del vivere quotidiano.
    Non buttiamola in politica se realmente vogliamo risollevare la cultura di questa città, iniziando dalla scolarizzazione “obbligatoria” e incentivata e nel frattempo, qualche pattuglia urbana che faccia meno… colore e più …servizio.

    Soprattutto uno che si chiama “il tafano” è molto chic…..

    @rido
    un altro che ha perso un’occasione per stare zitto! Mi riferivo ai due ragazzi che sono intervenuti

    Parole sante!!!

    Sig. GIUSEPPE (quello vero) a corto di argomenti eh?

    Delle aggressioni di cui tu parli e che avvengono quasi giornalmente vengono portate a conoscenza senza enfasi.
    L’aggressione al nostro concittadino, di colore diverso dal nostro, viene riportata dai TG nazionali. Dove sta la discriminazione?

    Mobilitati tu.

    Palermo è un comune della repubblica Italiana x essere cittadino Italiano in questo caso di Palermo serve la cittadinanza Italiana.

    @ GIUSEPPE (quello vero), hai fatto un paragone tra leghisti del Nord gente del Sud, Siciliana. Paragone che non mi interessa ma il tuo concetto era quello. Quindi dovresti stare zitto tu.

    orlandina, gli aggressori sono palermitanissimi. sono stati identificati e fermati.
    abbia il buon senso di tacere!

    Giuseppe, sembra che il vero scienziato sei tu. Non hai argomenti e continui ad intervenire in maniera random. Capisco, stai ancora cercando la tua strada.

    Cosi come tutte le aggressioni che avvengono a Palermo a prescindere del colore della pelle degli aggrediti, alla fine si viene a conoscenza che gli aggressori sono dei cani di vucciria minorenni i quali non pagheranno mai i reati commessi. Questa è la nostra democrazia (?) buonista di: “vogliamoci tutti bene unìassusciesso nienti, pighiamuni u cafè”

    Palermo è un comune della repubblica italiana. Stato dove la lingua ufficiale è l’italiano. Lingua dove il termine cittadinanza non ha un univoco significato.
    Prima gli italiani?
    No. Prima l’italiano.

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Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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