CATANIA – Un manufatto in ceramica delle vittime della mafia a Catania realizzato in collaborazione con il liceo artistico Emilio Greco affisso nel piazzale di fronte al carcere di piazza Lanza. E’ l’iniziativa promossa nel Giorno del ricordo delle vittime innocenti della mafia promossa, in collaborazione con Libera e l’istituto penitenziario, che ha concluso il progetto ‘Dentro e fuori la memoria’ dell’ufficio distrettuale esecuzione penale esterna di Catania e finanziato dal Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità nell’ambito di attività riparative e risocializzanti.
I familiari
Durante il progetto ci sono stati numerosi incontri fra familiari di vittime della mafia, come la nipote di Giuseppe Fava, e persone in esecuzione penale interna ed esterna, dei faccia a faccia che hanno visto momenti emozionanti volti a stimolare una revisione critica del passato deviante. La riforma del processo penale da ampio spazio alle misure non carcerarie improntate alla riparazione ed alla ricucitura del rapporto con la comunità ed il territorio.
L’ufficio distrettuale di Catania è impegnato nella realizzazione di progetti con questa finalità ed ha in cantiere per l’anno 2022 lo svolgimento di attività comuni con Legambiente, Fai, Libera, la Rems di Caltagirone ed altre sulla sicurezza stradale su genitorialità e pena ed altre associazioni.
Alla cerimonia erano presenti il prefetto, Carmela Maria Librizzi, l’assessore comunale alla Cultura, Barbara Mirabella, il direttore dell’ufficio distrettuale esecuzione penale esterna di Catania, Antonio Gelardi, con lo staff dell’ufficio che ha seguito il progetto, la direttrice del carcere di piazza Lanza, Elisabetta Zito, rappresentanti di Libera e della scuola Emilio Greco, che hanno realizzato con le detenute di piazza Lanza il manufatto.
Presenti anche numerosi studenti di licei catanesi, che hanno dato lettura di lettere in ricordo di vittime della mafia, come Beppe Montana e Ninni Cassarà. La manifestazione è proseguita poi al liceo Spitaleri con la lettura dei nomi delle vittime della mafia.
“Abbiamo vissuto intensi momenti di riflessione, approfondimento, d’incontro e di testimonianza -ha detto Barbara Mirabella- tutti insieme a fianco dei familiari delle vittime innocenti delle mafie, per “ricucire” lacerazioni e ferite e costruire e consolidare una memoria comune a partire dalle singole storie personali, che siamo certi lascerà un segno anche nei ragazzi, i cittadini di domani che sul valore della memoria dovranno costruire una diversa realtà”.
Hanno partecipato alunni degli istituti scolastici di Catania, Cesare Battisti, Brancati, Cavour, Grazia Deledda, Federico De Roberto, Di Guardo-Quasimodo, Sante Giuffrida, Quirino Maiorana, Angelo Musco Librino, San Giovanni Bosco, Nazario Sauro-Giovanni XXIII, Vespucci-Capuana-Pirandello, Istituto Gemmellaro, Liceo Ettore Maiorana (San Giovanni La Punta), De Amicis (Tremestieri Etneo).
Alessandro Rovetta e Francesco Vecchio
A Milano, durante le commemorazioni, ha dato la sua testimonianza Maria Luisa Rovetta, figlia di Alessandro, ucciso a Catania dalla criminalità organizzata il 31 ottobre del 1990 assieme a Francesco Vecchio, entrambi vertici delle Acciaierie Megara. “Non avevo ancora compiuto due anni e l’unica cosa che ho capito ad oggi è che in quell’istante si rimane ancorati per il resto della vita – ha spiegato Luisa -. Dopo anni ancora non è dato sapere chi ha ucciso mio padre, per questo è necessario imparare a fare memoria perché questa forma di letargia nella giustizia non prenda il sopravvento e non ci faccia dimenticare”.




