CATANIA – Un profondo processo di cambiamento e ammodernamento, sia sotto il profilo organizzativo che tecnologico, sta investendo il campo della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia. Innanzitutto, una nuova frontiera della PMA attraverso l’approccio “friendly”, foriero di un percorso di “umanizzazione”, che conti su strutture territoriali efficienti per una maggiore tutela della coppia infertile. Si è parlato di questo, ma anche di molto altro, nel corso del mega congresso, conclusosi ieri, che si è svolto nella facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania. Presidenti del congresso il ginecologo Antonio Guglielmino, Antonio Cianci per la clinica Ostetrica e Aldo Calogero per l’Unità Operativa di Andrologia.
E intervistato da LiveSiciliaCatania il ginecologo e direttore clinico dell’ U.M.R. Antonio Guglielmino, è un fiume in piena. ”Abbiamo acquisito – afferma – le nuove direttive della Comunità Europea, dunque, da normali Centri di PMA siamo passati ad essere veri centri di trapianto equiparati”. In parole povere, d’ora in avanti, l’impianto dell’embrione nell’utero di una donna verrà considerato al pari di un intervento di trapianto di organi. “Noi ci siamo posti – continua Guglielmino – il problema dell’umanizzazione. Pensiamo sia disumano che il trattamento della PMA non passi attraverso il supporto da parte del territorio e che le coppie vadano fuori. Occorre attivare – dice – il proprio territorio residenziale perché solo all’interno di esso può essere immaginato un rapporto umanizzato tra la coppia e la Medicina della Riproduzione. Così come solo una Medicina della Riproduzione legata al territorio può essere capace d’individuare”.
Un mutamento strutturale nel quadro dell’assistenza PMA cruciale, dal quale ne consegue che tutti i Centri in Italia si adeguino alle nuove normative vigenti. E a tal proposito, non è difficile immaginare che ci sia qualche nota dolente specie per quanto riguarda il Sud. “ L’ultimo decreto – ha evidenziato Guglielmino – dell’ex assessore alla Salute, Massimo Russo, lascia praticamente numerose città in Sicilia sguarnite di Centri di PMA, su 29 centri ne sono stati tagliati fuori circa 23, vale a dire che non ci sarà modo di accogliere e trattare molte delle coppie infertili. Speriamo venga cambiato quanto prima”.
Ma non finisce qui. A complicare la questione, infatti, nel quadro dell’assistenza della PMA, si aggiunge un altro decreto, emanato lo scorso luglio dall’attuale assessore regionale al ramo Lucia Borsellino, “L’ultimo decreto – dice ancora – indica, appunto, le norme a cui devono aderire i Centri per concorrere all’accreditamento. Tutti questi decreti vengono emanati nel tentativo di recuperare la mobilità passiva”. Ma a tal proposito, il ginecologo, evidenzia dati imbarazzanti. ” Uno si aspetta – incalza Guglielmino – che la mobilità passiva in una regione sia coerente al numero di residenti, ma secondo l’ultimo report in Sicilia è invece pari a circa 262 milioni, ovvero la più alta d’Italia. Se consideriamo poi che in Italia la spesa complessiva per la mobilità passiva ammonta a più di tre miliardi ci rendiamo conto che la discussione sull’IMU è praticamente una barzelletta”.
Alla base ci sarebbe una contraddizione in termini. “ Quasi il 49% – evidenzia il ginecologo – delle coppie siciliane infertili vanno praticamente fuori per tentare di diventare genitori”. Ma viene naturale chiedersi, perché vanno fuori? “Perché – spiega il ginecologo – c’è una massa enorme di coppie che il trattamento per l’infertilità qui deve pagarselo, mentre andando fuori è gratis. Per esempio in regioni come la Lombardia”. E non di certo perché sono più generose, ma semplicemente perché, “ è sempre – precisa il professore – la regione Sicilia a pagare in compensazione con la famosa mobilità passiva. Qui da noi il trattamento costa mediamente due mila euro. Ebbene, lo stesso trattamento alle altre regioni viene pagato dalla Sicilia circa cinque mila euro. Uno spreco inverosimile, dunque”.
Ma perché non aumenti ancora il numero delle coppie che si recano al di fuori della Sicilia per il trattamento PMA il professore ha le idee chiare. “ Facciamo – suggerisce – un bel pacchetto come hanno già fatto molte regioni italiane, attraverso il nomenclatore della specialistica ambulatoriale, ovvero dove sono indicati tutte le voci della trattazione medicalmente assistita unitamente ad un costo consono”.
E del processo di umanizzazione, di cui si è ampliamente discusso nel corso del dibattito, non può mancare un’azione chiara e diretta della tutela della Donna attraverso la prevenzione delle gravidanze plurime e della iperstimolazione ovarica. “Contemporaneamente, – aggiunge il professore – sul versante medico-scientifico, i protocolli terapeutici di stimolazione ovarica, di crioconservazione dei gameti e degli embrioni e la diagnosi sullo stato di salute dell’embrione, si stanno evolvendo, – conclude – creando nuove possibilità terapeutiche”.

