PALERMO – Quella sera di settembre, al civico 2G di piazza Noce, Giovanni Musso e Massimo Maria Bottino si godevano lo spettacolo delle canzoni neomelodiche napoletane affacciati al balcone del terzo piano. Anzi, era il “loro spettacolo” visto che l’intera organizzazione era appannaggio di Cosa nostra.
La presentatrice sul palco, fra una canzone e l’altra, non perdeva occasione per salutare “l’amico mio Giovanni”, “Giovanni del terzo piano”. Erano attestati di riverenza nei confronti dell’uomo finito in carcere con l’accusa di avere retto il mandamento mafioso della Noce.
Ringraziamenti per tutti e un “doveroso saluto a chi è lontano da casa”, aggiungevano i cantanti Mario Monte e Piera Napoli riferendosi ai detenuti. Ed ancora baci “agli ospiti dello Stato”. Musso si gonfiava il petto e peccò pure di auto compiacimento facendosi fotografare sul palco della festa. Una festa per fare soldi, spacciata per religiosa.
Fu l’ex parroco della chiesa del Sacro Cuore, Giuseppe Benvenuto, a firmare il documento con cui incaricava una ditta per installare le luminarie. Era necessario per ottenere il via libera dagli organismi di pubblica sicurezza. Con la chiesa per committente diventava tutto più facile. Il via libera arrivò, ma le strade si riempirono di poliziotti della squadra mobile che monitorarono la festa.
È stato lo stesso prete a raccontare che il titolare di un panificio e di una friggitoria lo avevano avvicinato: “Non si sono limitati a chiedermi di installare delle luminarie sulla mia chiesa, ma mi chiesero anche di prestarmi a svolgere una funzione religiosa pubblica, permettendo di portare in processione il Sacro Cuore di Gesù che è custodito nella mia parrocchia”.
Era davvero troppo: “Io ho risposto che le processioni non si possono fare in questo modo, perché ci vogliono una serie di autorizzazioni da parte della Curia e da parte della Questura, poi per l’illuminazione non intendevo fargli installare nulla perché non intendevo mischiare il mio ministero con questa festa laica. In fondo non ne volevo sapere nulla dei loro progetti, per guanto mi riguarda era solo una loro festa. Quindi mi sono rifiutato di prestarmi alle loro richieste… mi dissero che in cambio avrebbero dato una offerta in denaro per la chiesa, ma io non accettai la loro proposta e li ho liquidati lungo la strada”.
Ad avvicinare il sacerdote, secondo i pm della Direzione distrettuale antimafia, furono di Calogero Cusimano – la moglie è titolare di una friggitoria – e Salvatore Pecoraro, il cui figlio Nicolò gestisce un panificio.
Qualche giorno dopo si presentò il presidente della confraternita del Sacro Cuore, Giovanni Carcione, con “ il facsimile sulla base del quale avrei dovuto stilare l’autorizzazione – ha aggiunto l’ex parroco – da produrre per l’installare delle luminarie in alcune vie del quartiere della Noce”. Fu lui a dire a padre Giuseppe “che per non metterci in contrasto con l’ambiente della Noce era meglio firmargli quella autorizzazione, tanto il documento non esponeva me e la parrocchia ad alcuna responsabilità. Aggiunse anche che aveva mostrato il documento ad un legale il quale gli disse che non avrebbe procurato alcuna responsabilità e conseguenza in genere, né a me né alla confraternita della parrocchia”.
Il sacerdote ci pensò un paio di giorni e alla fine decise di accettare il consiglio perché “un diniego ci avrebbe messo in contrasto con tutto l’ambiente della Noce, perché queste persone fanno parte dell’ambiente della Noce, ed io ho accettato di stilare il documento per non rendermi impopolare nel quartiere con coloro che speravano che la festa si realizzasse”.
E così fecero festa nel quartiere. Piazzarono bancarelle ovunque. “No. Lui non monta… sangò lui non monta”, diceva Musso, regolando le richieste degli abusivi che volevano garantito il “posto”. Era il reggente a decidere. Oppure il suo braccio destro, Giovanni Di Noto: “… aveva parlato che tutti i quattro angoli erano i nostri”. La festa serviva soprattutto a raccogliere soldi per i detenuti. “na sacchietta… nunni namu a miettiri nuddu” (soldi in tasca per conto proprio non ce ne dobbiamo mettere nessuno, ndr) – spiegava Musso -. Li dobbiamo prendere e dobbiamo a tutti gli sventurati che stanno puzzando di fame”. Ogni occasione è buona per riempire le casse di Cosa nostra.

