Processo alla mafia di Bagheria| Giustizia 'lenta', in 24 presto liberi - Live Sicilia

Processo alla mafia di Bagheria| Giustizia ‘lenta’, in 24 presto liberi

Il palazzo di giustizia di Palermo

A un anno dalla sentenza di primo grado il giudice non ha depositato le motivazioni.

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PALERMO – La scarcerazione di massa appare inevitabile. Impossibile rispettare i tempi. Fra pochi mesi si apriranno le porte del carcere per ventiquattro imputati condannati nel processo nato dall’inchiesta denominata Reset sui clan mafiosi di Bagheria e dintorni. È passato un anno dalla sentenza di primo grado, emessa in abbreviato il 20 novembre 2015, e il giudice non ha ancora depositato le motivazioni. Per evitare le scarcerazioni non solo dovrebbero essere depositate in tempo le motivazioni, ma si dovrebbe anche chiudere il processo di secondo grado. Il tutto entro metà febbraio nel caso degli imputati condannati a pene inferiori ai dieci anni. Qualche mese di tempo in più viene concesso per le pene più pesanti. Nel processo Reset ci sono anche due imputati condannati all’ergastolo e a trent’anni per omicidio. Pensare di arrivare ad una sentenza di secondo grado, visto che ancora gli imputati non sanno perché sono stati condannati in primo grado. Dal giorno del deposito sono previsti 45 giorni per fare appello.

Il processo riguardava i presunti capimafia e picciotti di Bagheria. I pezzi da novanta che parteciparono al tentativo di ricostituire il vecchio direttorio di Cosa nostra e gli uomini che facevano il lavoro, sporco ma redditizio, delle estorsioni. Per ventiquattro imputati la sentenza di primo grado era stata emessa ad un’ora dalla scadenza dei termini di custodia cautelare. Il rischio scarcerazione torna di attualità.

Tra i vecchi boss sempre in auge, dopo avere scontato lunghe condanne, ci sarebbero stati Giuseppe Di Fiore e Nicolò Greco. Il primo sarebbe stato il braccio operativo del secondo, considerato la testa dell’acqua ma che nel frattempo è deceduto. Quando Di Fiore fu arrestato, nel 2005, nel doppiofondo del comodino di casa nascondeva la lista dei commercianti da mungere con il racket. Nel 2014, anno del blitz Reset da cui è scaturito il processo, la storia si sarebbe ripetuta. Il pizzo lo hanno pagato 44 commercianti. Molti, seppure costretti dalle evidenze investigative, hanno ammesso di avere subito le angherie mafiose.

Nuova mafia, vecchi boss. Perché tra i condannati c’erano nomi storici della Cosa nostra bagherese che offrì protezione a Bernardo Provenzano. Nicolò Greco forte anche della parentela con il fratello Leonardo, che della mafia bagherese era stato il capo, avrebbe preso in mano il potere. Dell’elenco dei condannati facevano parte anche Michele Modica, di Casteldaccia, considerato affiliato alla mafia canadese, che nel 2004 scampò alla morte in un agguato a Montreal, ed Emanuele Cecala, originario di Caccamo, già coinvolto nell’inchiesta sul tentato omicidio dell’anziano boss Pietro Lo Iacono. Il primo è stato condannato all’ergastolo e il secondo a trent’anni per l’omicidio di Antonio Canu freddato il 28 gennaio 2005 a Caccamo. Chiedeva il pizzo senza senza che nessuno lo avesse autorizzato.

Ecco l’elenco dei condannati di un anno fa e le rispettive pene: Salvatore Buglisi (3 anni e sei mesi), Emanuele Cecala 30 anni), Giuseppe Di Fiore (10 anni e 8 mesi), Giovanni Di Salvo (7 anni e 2 mesi), Giovanni Pietro Flamia, detto “U’ Cardiddu” (10 anni e sei mesi), Nicolò Greco (non doversi procedere per morte dell’imputato), Carlo Guttadauro (5 anni e 4 mesi), Giovanni La Rosa (6 anni), Atanasio Ugo Lonforte (10 anni e sei mesi), Nicolò Lipari (10 anni e 6 mesi), Pietro Lo Coco (10 anni e 6 mesi), Andrea Lombardo (10 anni e 6 mesi), Vincenzo Maccarrone (4 anni e 8 mesi), Fabio Messicati Vitale (3 anni e 6 mesi), Bartolomeo Militello (3 anni e 6 mesi), Michele Modica (ergastolo), Carmelo Nasta (3 anni), Francesco Pretesti (6 anni e 10 mesi), Giorgio Provenzano (10 ani e 6 mesi), Francesco Raspanti (6 anni), Paolo Salvatore Ribaudo (10 anni), Giovan Battista Rizzo (8 anni), Giovanni Salvatore Romano (6 anni e 4 mesi), Francesco Speciale (8 anni e 9 mesi), Francesco Terranova (6 anni e 8 mesi).


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Commenti

    I magistrati rispondono solo alla Costituzione.
    8.000 magistrati ne difendono uno (Virga)

    QUESTA E’ LA “GIUSTIZIA”ITALIANA,PAESE DELLE BANANE.

    Mi chiedo perche’ tanta lentezza? Perche’ vanificare il lavori di procura e forze dell’ ordine? Ma nessuno chiede conto del mancato d3posito delle motivazioni?

    Vogliamo nomi e cognomi di coloro tenuti e depositare le motivazioni.

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