Processo 'taxi del mare' a Trapani, colpo a favore dell'accusa - Live Sicilia

Processo ‘taxi del mare’ a Trapani, colpo a favore dell’accusa

Tensione in aula

TRAPANI – Respinte dal gup, giudice Samuele Corso, le eccezioni difensive sull’ammissione degli atti relativi agli interrogatori di alcuni degli indagati, ma in aula resta alta la tensione attorno all’inchiesta della Procura di Trapani sugli equipaggi di alcune Ong. Si tratta della cosiddetta indagine sui “taxi del mare”: 21 indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Ong sotto accusa

Sono i componenti degli equipaggi di tre navi appartenenti ad altrettante Ong: “Jugend Rettet”, “Save the Children” e “Medici senza Frontiere. Secondo l’accusa, che ha acquisito le informative redatte da polizia, Sco (Servizio centrale operativo) e squadra mobile di Trapani, gli equipaggi avrebbero concordato “appuntamenti in mare” per imbarcare i migranti che frattanto i trafficanti libici facevano salire anche su malmesse imbarcazioni e gommoni per raggiungere dalle coste libiche le navi delle Ong che attendevano al largo.

Scontro sulle traduzioni degli interrogatori

Nell’udienza di ieri il giudice Corso ha quindi respinto la richiesta delle difese che volevano dichiarare inutilizzabili alcuni interrogatori. Avevano contestato, infatti, la scelta dell’interprete di lingua tedesca, opponendo che si trattava di un ex poliziotto, e quindi a loro dire influenzabile. Ma per il gup le traduzioni garantite nella fase degli interrogatori non hanno tradito la correttezza del procedimento. Nessuna “falla”, diritti delle difese pienamente garantiti, la qualità delle traduzioni è stata valutata in modo positivo dal giudice, quindi non è stata violata alcuna regola procedurale.

Duello difese-parti civili

E se questo capitolo preliminare si è dunque chiuso a favore della pubblica accusa (in aula col procuratore aggiunto Maurizio Agnello anche i pm Brunella Sardoni e Giulia Mucaria), un altro se ne è aperto con lo scontro tra le difese e le parti civili. Ad avanzare richiesta di costituzione di parte civile, come parte offesa, sono state la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero dell’Interno. “Lo Stato – hanno sostenuto i legali – ha subito un considerevole danno economico e morale”. Le difese con i loro interventi hanno segnato quasi l’intera durata dell’udienza terminata a tarda sera. Hanno dichiarato la loro opposizione all’ammissione delle due parti civili, sostenendo che non si tratta di una iniziativa di carattere legale, ma semmai un atto politico, quello del governo che ha dichiarato “guerra” alle Ong.

Nuovo round il 25 febbraio

Afferma Kathrin Schmidt, di Iuventa-Crew: “Il fatto che il governo italiano affermi apertamente di aver subito danni morali e di reputazione a causa delle nostre azioni è vergognoso”. Hanno rivendicato che la politica non possa entrare nell’aula di un tribunale. Il giudice Corso si è riservato di decidere e scioglierà la riserva alla prossima udienza del 25 febbraio. Un procedimento che ancora quindi non entra nel vivo. Il gup Corso deve decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura e sebbene siano già trascorsi nove mesi dalla prima udienza preliminare, ancora il dibattimento è alle prese con la fase pre dibattimentale.


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