Prove evidenti, giudizio immediato per il naufragio del 'Nuova Iside'

Prove evidenti, giudizio immediato per il ‘Nuova Iside’

La tragedia che costò la vita a tre pescatori di Terrasini

PALERMO – Le prove sono “evidenti”. Il giudice per le indagini preliminari Alfredo Montalto accoglie la richiesta della Procura e dà il via libera al giudizio immediato per i tre imputati accusati di avere provocato il naufragio del peschereccio ‘Nuova Iside’.

L’imbarcazione speronata dalla petroliera Vulcanello colò a picco a largo di San Vito Lo Capo, risucchiando in fondo al mare Giuseppe, Matteo e Vito Lo Iacono, pescatori di Terrasini.

Sotto processo finiscono Giuseppe Caratozzolo, terzo sottufficiale di coperta della petroliera (che si sarebbe disinteressato della gestione della cura della navigazione notturna), il comandante Giuseppe Costagliola (che non avrebbe supervisionato e controllato la navigazione) e il timoniere rumeno Mihai Jorascu.

Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Ennio Petrigni e del sostituto Vincenzo Amico, la Vulcanello aveva un bersaglio dritto a prua. Il pericolo di collisione era evidente. Gli imputati lo avrebbero ignorato per 24 lunghi minuti. Senza cambiare rotta, né rallentare la velocità. Il bersaglio della petroliera Vulcanello era il peschereccio ‘Nuova Iside’.

Così fu ricostruita la tragica notte del 12 maggio 2020. I Lo Iacono chiamarono i parenti a casa. Tutto procedeva in maniera regolare, una volta tirato su il palangaro calato in mare nelle ore precedenti, averebbero fatto rientro a Terrasini. Rientro previsto entro mezzogiorno dell’indomani. Ed invece non avrebbero più fatto ritorno a casa.

Dalle 23:02 alle 23:04 del 12 maggio 2020 la petroliera Vulcanello intercettò il peschereccio già visibile al radar sulla rotta della Petroliera fin dalle 22:30 e a 5 miglia di distanza. La Vulcanello era diretta a Vibo Valentia. L’impatto avvenne a largo di San Vito Lo Capo.

Analizzando i tracciati, secondo gli investigatori, la petroliera ha proceduto senza mai variare la rotta, mantenendo la velocità costante di circa 12 nodi, con pilota automatico inserito e con il bersaglio in rotta di collisione radar.

La petroliera speronò il peschereccio, probabilmente trascinandolo con sé per almeno 30 secondi. Si sentivano quattro tonfi dall’analisi del sistema audio. Il ‘Nuova Iside’ scomparve dal radar per riapparire a poppa della petroliera, questa volta sul lato sinistro. Poi si persero la traccia radar del peschereccio. Il ‘Nuova Iside’ era affondato.

Al processo si costituiranno parte civile i familiari delle vittime, con l’assistenza degli avvocati Paolo Grillo, Carlo Golda, Cinzia e e Antonio Pecoraro, Aldo Ruffino e Giuseppe Scrudato. Orfani e vedove che chiedono giustizia.


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