CATANIA – Il professor Agatino Cariola, Ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Catania, interviene all’indomani del voto per le Province. Con un invito al sindaco metropolitano, Enrico Trantino.
Caro Sindaco,
penso che la scelta di affidare a LiveSicilia le riflessioni e le proposte che seguono sia pressoché necessitata se si considera il loro rilievo tutto politico, dedicato all’organizzazione della provincia ed ai servizi per i cittadini che essa presta.
Successivamente alle elezioni del 27 aprile che hanno visto l’elezione del Consiglio metropolitano, proprio su questo Giornale ha manifestato la Sua preferenza per il sistema di elezione diretta degli organi di governo della provincia e tutta l’insensatezza di aver cumulato negli stessi soggetti funzioni relative al comune ed alla provincia.
“Cittadini-elettori stanchi di non avere voce”
Come Lei sai, perché Le sono stati comunicati, sono taluni degli argomenti con i quali alcuni cittadini della provincia catanese hanno nelle settimane scorse sostenuto l’illegittimità della legge Delrio e della sua copia siciliana. Ed hanno chiesto al giudice amministrativo ed a quello ordinario di sollevare la questione di legittimità di tale disciplina davanti la Corte costituzionale.
Per poter innescare un movimento di riforma. Io sono stato l’avvocato di questi cittadini-elettori stanchi di non avere voce. Nei citati giudizi con il suo Avvocato la Città metropolitana di Catania ha difeso la legge con energia e bravura e lo ha fatto spendendo il Suo nome.
La posizione ora espressa fa riconsiderare tutto, anche perché gli stessi cittadini intendono impugnare i risultati delle elezioni. Il tentativo è sempre quello di far dichiarare dalla Corte costituzionale illegittima l’attuale normativa. E quindi spingere per il suo cambiamento, che può sintetizzarsi nell’affermazione del circuito della rappresentanza politica che muove dai cittadini ed arriva agli organi di governo. Quindi, far riconoscere la responsabilità di chi governa nei confronti degli elettori.
Oggi il sindaco metropolitano, cioè il presidente delle province di Palermo, Messina e Catania, deve occuparsi di tutta la provincia. Ma è eletto solo dai cittadini del comune capoluogo. I presidenti delle province di Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Enna, Agrigento e Trapani sono (stati) eletti tra i sindaci dei comuni compresi nel territorio dai consiglieri comunali. Ma restano in carica sino alla fine dei rispettivi mandati di sindaco e durante il loro incarico alla provincia non rispondono a nessuno.
I consiglieri comunali divenuti anche consiglieri provinciali non hanno alcun interesse ad occuparsi di territori diversi da quello in cui risiedono coloro che li hanno eletti appunto all’assemblea comunale. Insomma, per esemplificare, perché il consigliere comunale di Adrano, divenuto ora anche provinciale, dovrebbe preoccuparsi delle scuole o delle strade di Calatabiano e di Mirabella Imbaccari, quando alla fine del suo mandato ad Adrano sarà rieletto o bocciato dai suoi concittadini solo per quello che avrà fatto in quel territorio?
“Una legge piena di contraddizioni”
La legge Delrio è piena di queste contraddizioni. Sono contento che da posizioni diverse si sia pervenuti ad un giudizio assai critico nei confronti della normativa in essere, perché su tale terreno comune si possono fare tante cose assieme per spingere alla riforma della legge attuale.
Mi permetto di indicare tre proposte.
La prima: almeno nel linguaggio comune ripristiniamo il termine “provincia” ed abbandoniamo gli ipocriti termini di città metropolitana e libero consorzio. Le riforme non si fanno mica cambiando nome alle cose e già utilizzare il nome appropriato – rimasto per gli organi statali: si pensi solo alle prefetture – è la vera rivoluzione che parte dal realismo e cancella le ipocrisie.
La seconda proposta investe il ruolo della città metropolitana di Catania. Come anticipato, prossimamente alcuni cittadini impugneranno gli esiti delle elezioni per il Consiglio metropolitano, sempre con l’obiettivo di far dire alla Corte costituzionale se la legge Delrio è sbagliata o se, al contrario, ce la dobbiamo tenere per sempre. Nel 2021 la Corte già si espresse criticamente a proposito del cumulo di funzioni tra sindaco del comune capoluogo e sindaco della città metropolitana. Ma l’invito a porre mano alla legge Delrio non è stato raccolto da nessuno.
Allora: nei prossimi giudizi come in quelli in corso sul merito avanti il Tribunale civile quale posizione prenderà la provincia di Catania? Continuerà ancora a difendere la Delrio (meravigliosa ed intoccabile)? O aderirà alla richiesta dei comuni cittadini (gli elettori depositari della sovranità popolare!) di richiedere alla Corte costituzionale di pronunciarsi su di essa?
“Immagino le obiezioni”
Mi immagino già le obiezioni di qualcuno che riprenderà il vecchio tema della Delrio che è comunque legge dello Stato. La risposta è facile: appunto perché legge dello Stato, la Delrio può essere cambiata. Può essere modificata la Costituzione: la Delrio non è certo inalterabile.
La legge deve certo essere mutata dal Parlamento, ma nell’assenza della decisione politica l’intervento della Corte costituzionale è spesso risolutivo. Il giudizio di legittimità costituzionale serve appunto ad eliminare dal sistema normativo regole insensate o contraddittorie o in violazione dei principi democratici.
E serve per spingere al cambiamento. Il primo problema sul quale da quattro anni l’Assemblea regionale si è arenata e che la Corte potrebbe risolvere di colpo è quello di individuare se per modificare la Delrio occorra di necessità la mano del Parlamento nazionale ovvero se la Regione siciliana possa farlo di sua iniziativa. Nell’incapacità della politica di decidere, facciamolo giudicare alla Corte, che è poi l’organo competente su tutti questi problemi.
Anzi, propongo che nella sua prima seduta il neo-costituito Consiglio metropolitano adotti un atto di indirizzo che impegni tutti gli organi di governo ad adoperarsi per la riforma della legislazione in materia di ente intermedio e per ripristinare l’elezione a suffragio universale e diretto dei suoi organi.
Penso che nessun consigliere possa votare contro, perché tutti gli eletti – per non dire dei leader politici – hanno nelle settimane scorse dichiarato a gran voce di preferire l’elezione diretta. Che migliore occasione di manifestare coerenza e chiedere l’intervento dell’unico organo che può pronunciarsi sul merito della Delrio per ridare la parola al popolo sovrano?
“La terza proposta”
Le elezioni si sono svolte e nei prossimi anni il Consiglio metropolitano può lavorare, ma da subito ci si può attivare per la riforma della legislazione sulle province e da subito può chiedersi alla Corte costituzionale – tramite i giudici comuni – di risolvere le contraddizioni che tutti dichiarano di vedere nella normativa vigente. È la consueta attività degli avvocati.
In questo lavoro – ecco la mia terza proposta – potremmo firmare assieme gli atti processuali?

