Pupetto, tutto a posto?

Pupetto, tutto a posto?

Dallo speciale "I love Francesco" realizzato per il primo anniversario della scomparsa di Francesco Foresta.

I love Francesco
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L a giornata iniziava con un fischio appena percettibile e un’aggiustatina ai capelli, bagnati anche in pieno inverno (come facesse a non beccarsi un malanno alla settimana resta un mistero), poi gli occhiali neri a goccia e le cinque parole di rito, sempre uguali: “Ehi pupetto, tutto a posto?”. La risposta imparai a calibrarla col tempo, anche perché la risposta quasi sempre la sapeva già. Quella frase era semplicemente il suo rito giornaliero, lo stesso che lo portava a dire “ci vediamo dopo” quando scendeva la sera dalla sua stanza. “Dopo? Ma perché a che ora torna?”. Vai a capire che per lui non esisteva un dopo, nel suo mondo non c’era spazio per un distacco tra lui e il lavoro. Il primo ad aprire bottega al mattino e l’ultimo a chiudere la porta alla sera. Il suo ‘memo’ quotidiano era una specie di Piano triennale delle opere pubbliche e quando qualcosa a fine giornata restava fuori niente paura, sarebbe spuntata puntualmente l’indomani in cima alla lista del nuovo ‘memo’ del giorno. Un nuovo giorno passato a rincorrere le notizie di sempre, quelle che hanno reso famoso LiveSicilia, accanto alle sfumature, ai dettagli, alla curiosità scovata chissà dove. Francesco, capace di ripescare nella sua memoria nomi e storie di Sicilia sconosciuti ai più, così come di scovare un refuso nel penultimo pezzo di colonna sinistra. Il tutto condito con ironia e leggerezza sfornati in quantità industriale soprattutto nella riunione della sera, la sua preferita. Noi, con un piano già in mente delle cose da fare, lui che si divertiva a smontarlo. Amava le sorprese, i colpi di scena, acerrimo nemico della routine e della consuetudine. Fiero di quanto costruivamo giorno dopo giorno, ma sempre pronto a tenere alta l’attenzione sul lavoro dei concorrenti, di ogni ordine e grado. Alla mia prima riunione lo vidi salire le scale con il piglio del generale che passa in rassegna le truppe. Ascoltai impietrito e in silenzio un serioso punto della situazione e dopo venti minuti di annotazioni, sottolineature con evidenziatori di almeno tre colori diversi e richiami a mille cose “ancora da fare” gli spuntò un sorriso canzonatorio: “Mi sa che domani non vieni”. L’indomani ero lì. “Ehi pupetto, tutto a posto?”.

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