Quattro viaggi in quattro mesi | Renzi e la campagna di Sicilia

Quattro viaggi in quattro mesi | Renzi e la campagna di Sicilia

Quattro viaggi in quattro mesi | Renzi e la campagna di Sicilia

Dai Patti alle promesse. Nel 2016 il premier è passato dall'Isola 5 volte. Non era mai accaduto negli anni precedenti. Tutto per un Sì.

Verso il referendum
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PALERMO – Ha inaugurato un’autostrada mai chiusa, ha promesso un Ponte da sempre sulla carta e la cattura del latitante Messina Denaro, ha firmato Patti per gli investimenti e infine ha scoperto che la Sicilia è “decisiva” per il Sì alla sua riforma.

Cinque volte in sette mesi. Nel 2016, Matteo Renzi ha scoperto la Sicilia. E con l’avvicinarsi della data del referendum i viaggi si sono intensificati: il 10 settembre, il 21 ottobre, il 16 novembre e ieri. Che era già dicembre.

E a ogni viaggio, l’immancabile promessa, l’accattivante spot, per un presidente che per tre anni aveva quasi ignorato la Sicilia. E così, la cronaca dei viaggi delle speranze è anche un modo per raccontare la faticosa manovra d’abbordaggio di Renzi a una Sicilia dimenticata.

L’inaugurazione di un ponte mai crollato

Certo, l’avvio del percorso ha quasi del grottesco. Il 30 aprile, infatti, Renzi arriva in Sicilia, accompagnato dal sottosegretario Davide Faraone, anche per tagliare il nastro del viadotto Himera dell’AutostradaPalermo-Catania, franato rovinosamente. Peccato che, forse mal informato, il presidente del Consiglio inaugurerà una strada aperta nel 1975. Un ponte mai crollato, cioè, ma chiuso per quasi un anno solo per cautela, dopo il cedimento dell’altra carreggiata. Una “falsa partenza”, che verrà sottolineata dal sindaco della città più vicina a quel pezzo di autostrada: “Consiglierei a Faraone e Renzi – ha detto al Fatto il sindaco di Caltavuturo Domenico Giannopolo – di risparmiarci la cerimonia della riapertura della carreggiata del viadotto Himera, diversamente dovremmo ricordagli che è stata una quasi truffa la bretella e che nel Patto per la Sicilia non c’è un euro per i dissesti della vallata dell’Himera che incombono sui piloni dell’autostrada”.

La firma del Patto per la Sicilia

Per la firma di quel Patto bisognerà attendere il 10 settembre. All’ombra dei Templi e alla presenza del ministro Angelino Alfano e del governatore Rosario Crocetta, Renzi sottoscrive il Piano per gli investimenti siciliani. Che fa già esultare il governo regionale: “Partiranno mille cantieri”. Ma non mancano i dubbi sull’effettiva capacità di azionare questi progetti: due anni prima, proprio per l’incapacità della Regione di spendere il Fondi Pac, Renzi decise di riportare a Roma un miliardo destinato all’Isola.

L’autostima dei siciliani

Sarà un invito all’autostima dei siciliani, invece, quello lanciato dal Teatro Massimo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. È il 22 ottobre. E la sera prima, Renzi era intervenuto al Teatro Santa Cecilia: il tema era già quello del referendum: “C’è una differenza profonda – disse allora Renzi – tra quelli di prima e quelli di adesso. Quelli di prima vedono il referendum come l’occasione per tornare in partita. Sono stati messi da parte e oggi dicono questa è l’occasione per non finire ai giardinetti”. Gli stessi argomenti espressi ieri al Politeama. Ma in quei giorni, il premier viene accolto da proteste e contestazioni, dai lavoratori di Almaviva ai docenti.

Il ritorno tra promesse e contestazioni

Contestazioni che non mancheranno nemmeno il mese dopo. Il clima è ormai caldissimo. Le proteste di fronte Fincantieri consigliano il premier ad annullare un appuntamento previsto con gli operai. Ma quei giorni, spesi in giro per la Sicilia (Renzi andrà anche a Catania, Ragusa e Trapani, oltre a Palermo), saranno quelli in cui il premier darà fondo a tutte le promesse, sparate una dietro l’altra: l’arresto di Messina Denaro, la trasformazione in un luogo della memoria del casolare di Cinisi in cui fu ucciso Peppino Impastato, l’intensificazione delle rotte aeree a Trapani e Comiso, il raddoppio della rete ferroviaria siciliana, persino il restauro della chiesa madre di Sambuca nell’Agrigentino, oltre alla decontribuzione per le nuove assunzioni pure per l’anno che verrà, e il G7 a Taormina.

La Sicilia decisiva

Fino a ieri, sempre al Teatro Politeama. Quando ha provato a toccare corde diverse. E ha chiesto un Sì per il futuro “dei nostri figli” e per evitare “che torni il passato”. Un appello accorato, a una variopinta platea di militanti. “La Sicilia è decisiva – ha detto Renzi – qui eravamo indietro, ma adesso sento un vento diverso, il clima è cambiato”. Adesso resta da capire se dopo il 4 dicembre il premier troverà motivi nuovi per percorrere ancora le strade che portano all’Isola.

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