Tensioni tra i Cappello-Bonaccorsi ed i Santapaola-Ercolano

Quelle tensioni tra i Cappello-Bonaccorsi ed i Santapaola-Ercolano

I risvolti dell'inchiesta Locu

CATANIA – Non c’era solo il controllo totale delle piazze di spaccio. Ma anche i difficili e precari equilibri che caratterizzavano i rapporti fra i clan. Tra le pieghe dell’inchiesta Locu, l’operazione della polizia etnea che ha portato a sgominare un fiorente e duraturo traffico di droga tra le le strade e le viuzze dei quartiere San Cristoforo.

In almeno due occasioni, tra i Cappello-Bonaccorsi ed i Santapaola-Ercolano si è rischiato di accendere la miccia di un conflitto cruento. In tal senso, le intercettazioni sono sintomatiche del ruolo riconosciuto a Domenico Querulo quale esponente “di livello” del clan Cappello-Carateddi, come tale titolato ad intervenire in occasione di situazioni che vedevano coinvolti esponenti di altre consorterie mafiose.

Il primo episodio

In una di queste occasioni, nel gennaio del 2021, Gaetano Venuto contattava Biagio Querulo riferendogli di essere stato raggiunto presso la propria abitazione da alcuni esponenti del gruppo Nizza del clan mafioso Santapaola-Ercolano, tra cui Vincenzo Timonieri, Salvatore Sam Privitera e Giovanni Magri, intenzionati ad aggredire Salvatore Guzzetta, figlio del componente del clan mafioso Cappello- Bonaccorsi, Angelo Guzzetta, “colpevole” di aver indirizzato delle avanches alla moglie di Giovanni Magrì tramite Facebook.

Un episodio che aveva determinato un momento di scontro tra gli esponenti del clan mafioso Santapaola-Ercolano ed esponenti del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi. Così Biagio Querulo rimprovera Gaetano Venuto, facendogli notare che doveva investire della questione Domenico Querulo che così avrebbe potuto gestire la situazione in qualità di esponente di rango del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi.

La stretta di mano

Nell’aprile dello stesso anno si registrava, invece, un forte attrito tra l’esponente dell’associazione criminale Filippo Crisafulli ed il pregiudicato Concetto Di Raimondo conosciuto come “Alfio Kawasaki”. Quest’ultimo accusa Crisafulli di aver rifilato uno schiaffo al proprio figlio Giuseppe Di Raimondo, intervenendo durante un banale litigio tra lui ed il figlio di Domenico Querulo, Biagio. Di Raimondo e Crisafulli arrivavano alle mani, scambiandosi reciproche accuse e minacce di morte. Da lì, l’incontro chiarificatore al quale prendevano parte Domenico Querulo da una parte e Salvatore Fazio, inteso “Turi u pagghiolu”, in qualità di esponente di rango del clan mafioso Santapaola-Ercolano dall’altra (risulta, infatti, condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso prima fino al 2003 e poi dal 2003 al 2010, oltre che già sottoposto a sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno).

Domenico Querulo, dopo aver ordinato a Filippo Crisafulli di non assumere alcuna iniziativa fino al suo arrivo, interviene immediatamente in difesa di quest’ultimo, recandosi col fratello Biagio presso l’abitazione di Concetto Di Raimondo per chiarire la situazione. Senonchè, durante li breve incontro, quest’ultimo, tutt’altro che intenzionato a risolvere il problema, continuava ad inveire contro Filippo Crisafulli, entrando così in aperto contrasto anche con Domenico Querulo.

Nonostante alla base vi fossero futili motivi, la contrapposizione rischiava facilmente di degenerare e, pertanto, per appianare lo scontro, si svolge una riunione tra esponenti di rango dei clan mafiosi di appartenenza dei due contendenti. Domenico Querulo, in qualità di esponente del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi, difendeva le ragioni di Filippo Crisafulli, mentre Salvatore Fazio in qualità di esponente di rango del clan mafioso Santapaola-Ercolano, difendeva le ragioni di Concetto Di Raimondo. L’incontro si svolge presso l’abitazione di Domenico Querulo, dove Salvatore Fazio si presenta assieme al fidato braccio destro Francesco Cacia.

Grazie all’intervento dei rispettivi “padrini”, il contrasto veniva appianato e Di Raimondo e Crisafulli concludevano l’incontro con una stretta di mano.


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