PALERMO – Il filo è così sottile che alla lunga camminarci su senza perdere l’equilibrio sarà impossibile. La strategia di quel pezzo di maggioranza, quella renziana, dell’attacco sistematico e quotidiano a Rosario Crocetta e ai fallimenti del suo governo prosegue, con un piede in due scarpe, tra lotta e governo.
L’obiettivo mediatico dei renziani è chiaro: rimarcare le distanze tra Crocetta e Renzi, definire una linea netta che separa le disavventure del governo regionale dalla marcia delle riforme dell’esecutivo nazionale. E così le prese di posizione critiche del sottosegretario Davide Faraone e del presidente del partito siciliano Giuseppe Bruno hanno assunto cadenza quasi quotidiana. Così come le uscite polemiche di un’altra ala della maggioranza, anch’essa vicina ai renziani, ossia quella Sicilia Futura tenuta a battesimo nei giorni scorsi, che ha messo insieme il Pdr di Totò Cardinale e un pezzo di Sicilia democratica. L’ultimo campo di battaglia è stato quello delle frane, dopo i guai dell’autostrada Messina-Catania. Faraone ha attaccato a testa bassa i vertici di Cas e Protezione civile (questi ultimi hanno precisato di non avere competenza), tanto da provocare la reazione di Crocetta hce in conferenza stampa ha indirettamente risposto proprio a Faraone difendendo il Cas. Con puntuale rilancio critico di Bruno, che ha accusato il governatore di difendere “carrozzoni”. Nel bailamme della polemica è finito anche l’assessore Maurizio Croce, espressione del movimento di Cardinale: la sua difesa da parte di Crocetta non è bastata a distendere i rapporti con Sicilia Futura, dopo le polemiche velenose dei giorni scorsi: ”Riteniamo che dai comportamenti e dalle scelte di questi prossimi giorni si valuterà anche come traguardare con il nostro nuovo soggetto politico ‘Sicilia Futura’ la legislatura”, ha detto nel weekend Giuseppe Picciolo, capogruppo del Pdr.
Il riferimento a come “traguardare la legislatura”, tradotto dal politichese rimanda ai discorsi tornati in auge dalle parti dei renziani sulla possibilità di voto anticipato. Prospettiva che però non trova proseliti tra i deputati e che le segreterie dei partiti di maggioranza non considerano in questa fase.
Ai nemici interni di Crocetta non resta quindi che la polemica. Arma però in parte spuntata, proprio per la scomoda posizione del piede in due scarpe tenuto dai suddetti. Perché se i renziani siciliani attaccano il governo regionale, finiscono inevitabilmente per colpire in qualche modo se stessi. Almeno tre assessori della giunta, infatti, fanno diretto riferimento alla corrente che fa capo a Faraone. E cioè Baldo Gucciardi, che guida l’assessorato più pesante, la Sanità; il magistrato Vania Contrafatto, che dal suo assessorato ha dovuto gestire tra mille trappole l’iter della riforma sui rifiuti, che il consiglio dei ministri si prepara a impugnare; e soprattutto Alessandro Baccei, il supertecnico mandato da Roma per mettere mano ai boccheggianti conti della Regione , sempre più preoccupato dallo spettro incombente del rischio default. Un tris a cui si aggiunge appunto Croce, espressione in giunta del Pdr, che ha dichiarato la sua vicinanza a Faraone in tutti i modi possibili.
La domanda è d’obbligo: può un’area politica attaccare sistematicamente un governo di cui esprime un terzo degli assessori? O in altri termini: quanto a lungo si può tenere un piede dentro e l’altro fuori?
Tirarla troppo per le lunghe non sarà facile. Così come non sarà facile per gli alfaniani di Ncd, che da anni sparano a zero su Crocetta, entrare in un eventuale nuovo governo magari con un tecnico d’area, senza dover fronteggiare le proprie contraddizioni interne. “Non posso aspettare all’infinito, entro la prossima settimana i partiti facciano delle proposte”, diceva venerdì a proposito di rimpasto lo stesso Crocetta. Per gli equilibristi di lotta e di governo il tempo di assumere una decisione chiara potrebbe essere vicino.

