"Rap, no alla gogna mediatica| Serve un patto di civiltà"

“Rap, no alla gogna mediatica| Serve un patto di civiltà”

"Serve un patto di civiltà tra dipendenti Rap e palermitani per il decoro della città".

la nota del sindacato alba
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PALERMO – Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Maurizio Bongiovanni del sindacato Alba circa la situazione della Rap.

“Negli ultimi giorni la gogna mediatica alla quale sono sottoposti tutti i lavoratori della Rap ha travalicato il limite della ragione e spesso, in alcuni commenti, della decenza. Se è vero che alcuni atteggiamenti di una limitata parte di lavoratori non sono stati probabilmente consoni alla situazione emergenziale a cui la città è andata incontro nell’ultimo mese, è vero pure che non si deve fare di tutta l’erba un fascio. Infatti, vogliamo ricordare a tutti i cittadini palermitani, molti dei quali hanno scaricato sugli impiegati Rap tutte le loro frustrazioni legate al continuo ingiusto aumento delle tasse e con la contemporanea diminuzione dei servizi usufruiti, che, nonostante quello che viene rappresentato attraverso alcuni media, i dipendenti hanno subito e subiranno perdite economiche che andranno ad alterare non di poco i bilanci familiari. Ovviamente nulla rispetto a chi è attualmente disoccupato e in cerca di un reddito per la propria famiglia; ma non si può pensare di costruire il futuro ad una società se chi ci governa tende a plasmarci culturalmente facendoci sempre basare il nostro status su chi sta in una condizione peggiore e mai su chi sta meglio. I lavoratori della Rap, quelli con la elle maiuscola, e sono la maggioranza, sono indignati e si vergognano loro stessi, prima ancora dei cittadini, degli scellerati atteggiamenti di alcuni colleghi. Ma l’attenzione che deve porre correttamente chi veramente vuole capire e fare capire il problema dei rifiuti a Palermo, senza lasciarsi andare a facili commenti e affermazioni populistiche per pura convenienza di parte, deve essere spostata anche rispetto al fatto che dalle macerie (termine non usato a caso) del gruppo Amia ancora ad oggi, nonostante qualcuno voglia fare passare il messaggio opposto, non è nato niente. La Rap, a parte il nome, ha ancora, nonostante gli sforzi del nuovo consiglio di amministrazione, la stessa e identica impostazione gestionale e gli stessi problemi delle vecchie società fallite, ovvero la carenza dei mezzi (autocompattatori, pale meccaniche, camion, spazzatrici, motoape fuori uso o addirittura fermi perché senza revisione), insufficienti a svolgere il normale, figurarsi l’emergenziale, servizio di raccolta dei rifiuti e dello spezzamento. Tanto che il CdA è stato costretto a chiedere, per velocizzare l’uscita dall’ultima emergenza, il supporto di alcuni mezzi di ditte private con dei noli a caldo quindi con un ulteriore aggravio sul bilancio aziendale; e ancora la mancanza di idonee attrezzature per la raccolta dei rifiuti. Basti pensare che durante la gestione precedente in città erano posizionati oltre 16.000 cassonetti, oggi ce ne sono circa 9.000 ed è sotto gli occhi di tutti che almeno il 30% di questi non sarebbero idonei ad essere utilizzati e dovrebbero essere ritirati, aggravando di conseguenza la già limitata capacità contenitiva che produce l’accumulo dei rifiuti a terra attorno i cassonetti stessi; mancanza di opportuni dispositivi di protezione individuale per i lavoratori; luoghi di lavoro a dir poco approssimativi e decadenti (basta farsi un giro presso gli autoparchi aziendali); mancanza di toner, fotocopiatrici e tutto quello che serve a svolgere in maniera dignitosa il proprio lavoro. Per tutto questo ci stiamo battendo affinché si acceleri in maniera decisiva per la chiusura della procedura di acquisto definitivo delle società fallite da parte della Rap. E nel contempo stiamo sollecitando, da giorni ormai, l’Azienda a predisporre un nuovo piano industriale che permetta di uscire definitivamente dalla crisi gestionale attuale e che produca – cosa di cui siamo fermamente convinti – ricchezza che dovrà essere poi utilizzata per ridurre le tasse ai cittadini. Con questo accorato auspicio diciamo infine che se da un lato qualcuno pensa – a volte indotto a ragione da alcuni, ripetiamo, atteggiamenti sicuramente da condannare – che il cassonetto pieno o il marciapiede sporco è colpa esclusiva dei lavoratori della Rap, se lo tolga dalla mente, anzi che la apra alla ricerca della verità e non alle facili condanne. Non è attraverso il conflitto tra i lavoratori e i cittadini che è possibile andare verso un servizio di qualità degno di una città europea, ma piuttosto con un patto di civiltà che vede da un parte i lavoratori a svolgere al meglio il proprio servizio e dall’altra i cittadini a rispettare il decoro della città”.

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